Il Tirreno

in aula

Si vendicò sul datore di lavoro, condannato

Chiara Sillicani
Faldoni in un'aula di tribunale
◗
Faldoni in un'aula di tribunale

Dopo il licenziamento lo aspettò sotto casa con il coltello, ma per il gip il tentato omicidio non c’è

2 MINUTI DI LETTURA





CARRARA. Per la Procura l’evidenza delle prove c’è tutta: Giuliano Sparavelli - sostiene l’accusa - voleva uccidere l’uomo che lo ha licenziato. Il pubblico ministero chiede quindi al gip che Sparavelli, 28 anni, sia giudicato con rito immediato. La difesa (l’avvocato dell’imputato è Giuseppe Del Papa) chiede, invece, il rito abbreviato che prevede una riduzione “secca” della pena di un terzo. E lo ottiene. Ieri l’udienza e la sentenza: il gip Antonia Aracri condanna Sparavelli a 4 anni e 8 mesi (il pubblico ministero ne ha chiesti 7 ). La procura gli contesta il porto abusivo d’armi, il danneggiamento, lo stalking e il tentato omicidio del suo ex datore di lavoro, ma per il gip la condotta omicidiaria - così ha sempre sostenuto anche l’avvocato Del Papa - non si rileva, la volontà di uccidere non c’è: la Aracri quindi derubrica il reato in tentate lesioni. Risultato: una condanna più “lieve” contro cui, comunque, la difesa ricorrerà in appello.

Sparavelli - per ripercorrere la vicenda - è stato arrestato nell’ottobre scorso (è ai domiciliari). È dipendente di un supermercato, ma fa diversi errori - così emerge nel corso delle indagini - tanto da motivare il suo datore di lavoro a dargli un aut aut . Le cose non migliorano e il suo capo - meglio, il direttore del personale - è costretto a licenziarlo. Ma per Sparavelli quel lavoro è tutto, senza lo stipendio non sa come tirare avanti, comincia quindi la vendetta sul suo ex capo: una persecuzione continua - gli viene contestato lo stalking- la promessa di farlo pentire tanto che il datore di lavoro, la compagna e la figlia sono costretti a vivere per due mesi sotto scorta. Sparavelli suona al citofono, promette di farla pagare, dice che si comprerà un balestra (e secondo l’accusa lo fa).

Ad agosto (2014) l’ex dipendente si presenta sotto casa di chi lo ha licenziato e gli incendia la macchina (l’incendio motiva la contestazione del danneggiamento), fino all’episodio clou, ad ottobre, quando scattano le manette: si fa trovare sotto la casa del capo con un coltello. L’uomo riesce a fuggire e ad evitare la colluttazione, i testimoni chiamano i carabinieri e per il 28enne arriva l’arresto. E arrivano anche le accuse di porto d’armi abusivo e tentato omicidio. Ma quel tentativo di uccidere per la difesa - e per il gip - non c’è: c’è piuttosto un tentativo di causare lesioni. La condanna è a 4 anni e 8 mesi.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa