Attenzione
«Fialdini era il complice», chiesta una pena di 5 anni
Il pubblico ministero insiste sulla partecipazione del funzionario all’associazione La corte di Genova accelera e chiede tempi rapidi: la prescrizione incombe
GENOVA. «Otto anni a Renato Alibani, titolare di Euroservizi, cinque anni all'ex funzionario del Comune Renzo Fialdini e quattro anni all'ex ufficiale dei carabinieri Augusto Calzetta», sono queste le richieste del sostituto procuratore Federico Manotti per i tre imputati più importanti del processo sulle cremazioni fantasma del Mirteto. È cominciato ieri mattina nell’aula bunker del tribunale di Genova l’appello sullo scandalo che ha sconvolto Massa e non solo. Ed è cominciato nonostante le eccezioni, nonostante una contestazione per una notifica a uno degli imputati. La corte, presieduta dal giudice Annaleila Dello Priete, si è ritirata più volte prendendo sempre la stessa decisione:si va avanti. Anche perché la prescrizione incombe.
È stata la giornata dell'accusa e delle parti civili. Il pubblico ministero Federico Manotti ha preso la parola dopo un esaustivo riepilogo della corte. Manotti è partito dall'associazione a delinquere, contestandola nuovamente ad Augusto Calzetta e a Renzo Fialdini, assolti a Massa per questo reato. Il pm ha definito Renato Alibani, titolare di Euroservizi, il socio tiranno e i suoi operai meri esecutori, indispensabili però per la truffa ai danni del Comune. Per Fialdini Manotti ha usato il termine oggettivo: l'ex funzionario comunale per l'accusa sapeva quello che accadeva al cimitero perché ci andava spesso, come hanno dimostrato le telecamere installate dagli inquirenti. «Non ha mai pensato a quello che c'era nei sotterranei, non è mai intervenuto sui cattivi odori. Perché? Perché era amico di Alibani. Sapeva delle tumulazioni coi mattoni forati». Il registro delle cremazioni è il punto focale: toccava a Euroservizi compilarlo e custodirlo correttamente, come prevedeva il capitolato di Fialdini. «Perché Fialdini non controllava?». È un dato oggettivo per il pm che il funzionario fosse un pubblico ufficiale, nonostante la difesa dica il contrario.
«Fialdini - insiste Manotti - tranquillizza i suoi superiori. Certifica il falso per far partecipare Alibani a una gara in un Comune veneto. Qui oltre all'abuso c'è una condotta associativa che emerge in maniera palese. Anche sul consumo del gas non ha mai fatto un controllo. Ma c'era la volontà di non intralciare l'amico imprenditore. Fialdini non è imparziale nei confronti di Alibani, come testimoniano alcune telefonate tra i due dove discutono su come aggiustare le cose». Il pm anche in appello li chiama “compagni di merende”, come lo stesso ex dipendente comunale aveva detto ai giudici di Massa durante la sua deposizione. È la pagina 134 della sentenza di primo grado che secondo Manotti può fare da grimaldello a una condanna più pesante: «L'abuso di ufficio c'è in tutte le condotte e omissioni di Fialdini, non è stato imparziale come prevede la Costituzione». Euroservizi, quindi, grazie a Fialdini ha fatto quel che ha voluto commettendo reati su reati. In cambio di cosa? Per l'accusa Fialdini aveva ricevuto un'auto usata pagata da Alibani (vedi box).
Ma il vantaggio patrimoniale per l'azienda di Alibani c'è stato davvero, grazie alla condotta dell'amico funzionario pubblico? Manotti non ha dubbi. Per questo ha insistito nel chiedere la condanna per abuso d'ufficio e soprattutto la partecipazione di Fialdini all'associazione a delinquere. «C'era un patto tra il responsabile dei servizi cimiteriali e Alibani», ha sottolineato il pubblico ministero. «Dava consigli all'imprenditore, lo accompagna a Prato per altre gare d'appalto». Se non c'è una partecipazione stabile, potrebbe essere considerato un concorrente esterno.
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