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Omicidio “Giacò”, pena confermata

Omicidio “Giacò”, pena confermata

La Cassazione ribadisce i 30 anni di reclusione per gli assassini del consigliere

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CASTELNUOVO. Diventa definitiva la condanna a 30 anni di reclusione per Antonio Silvestro e Antonio Lanzar Magra: la Corte di Cassazione di Roma ha rigettato i ricorsi presentati dai legali confermando la pena a 30 anni di reclusione per l’omicidio di Andrea Giacomelli, il consigliere comunale di Castelnuovo Magra freddato a colpi di pistola davanti a casa, la mattina del 30 dicembre 2010.

Condannati in primo grado all’ergastolo la loro pena era stata poi ridotta in appello. Rigettato anche il ricorso del Comune di Castelnuovo Magra che si era costituito parte civile chiedendo anche un rimborso per i danni morali e di immagine arrecati alla comunità.

La decisione della Cassazione è stata accolta con soddisfazione dai familiari e dagli “Amici del Giacò” che in questi anni hanno sempre tenuto vivo il suo ricordo ed organizzato iniziative in suo nome chiedendo giustizia dopo il fatto che sconvolse tutta la Val di Magra. A nome dell’amministrazione esprime soddisfazione anche il sindaco Daniele Montebello: «Siamo contenti di essere arrivati al termine di questo procedimento con una sentenza che riteniamo comunque importante e che dà giustizia ad una figura che ha lasciato un ricordo indelebile in tutta la nostra comunità. Voglio ringraziare - conclude il sindaco - l’avvocato Silvestri che ha seguito la vicenda fino alla sentenza odierna».

Giacomelli, 37 anni, proprietario di un bar, fu freddato a due passi da casa con 7 colpi sparati da 2 pistole. Per il paese è uno choc. All’inizio gli inquirenti non escludono nessuna pista, poi si concentrano su quella familiare: Giacomelli aveva una compagna e viveva con lei e con i figli della donna. Ma l’ex marito, Antonio Silvestro, 40 anni, di Afragola, non ha mai accettato la situazione. Intercettazioni telefoniche e pedaggi autostradali lo incastrano. Nel corso della confessione, Silvestro assicura di aver agito da solo, per gelosia. Si scopre poi che ha cercato un complice, e attraverso il cugino Gennaro, ha trovato un sodale in Antonio Lanzano, 20enne di Afragola.

Si arriva quindi al processo, fino al terzo grado di giudizio e proprio la Cassazione conferma i 30 anni di reclusione.

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