La manifestazione
Fatture sparite, commerciante a giudizio
Luigi Dell’Amico, titolare di un autosalone, è accusato di avere occultato o distrutto documenti fiscali relativi al 2007
MASSA. Tutto comincia - è sempre così per i reati fiscali - con un accertamento della Guardia di Finanza. E finisce nelle aule di tribunale. Luigi Dell’Amico, legale rappresentante dell’omonimo autosalone, deve rispondere dell’accusa di aver occultato o distrutto documenti fiscali. Fatture, per la precisione, e tutte relative all’anno 2007.
Nel dicembre del 2012 - per ricostruire l’intera vicenda - le Fiamme Gialle fanno una serie di controlli: nel mirino ci sono le attività imprenditoriali. I finanzieri si presentano anche all’autosalone Dell’Amico, chiedono di poter passare al setaccio la documentazione fiscale. Qualcosa - almeno stando alla ricostruzione dell’accusa -manca, soprattutto mancano le fatture relative al 2007. Non si trovano e non vengono fornite, tanto che il titolare dell’autosalone finisce alla sbarra: la Procura (a coordinare l’inchiesta è il pubblico ministero Rossella Soffio) ipotizza che i documenti siano stati occultati o distrutti. E con quel capo d’accusa Dell’Amico si ritrova ora a processo.
Ieri mattina, in aula, sfilano i testimoni della difesa: a ricostruire le fasi salienti dell’attività di indagine è il maresciallo della Finanza che si è occupato materialmente dell’accertamento all’autosalone.
È lui a spiegare che «ad un primo controllo mancava parte della documentazione fiscale, ma poi lo stesso Dell’Amico si è fatto carico di fornire gli atti mancanti, seppur in diversi mesi». Alle Fiamme Gialle arriva tutto, ma all’appello - ribadisce il maresciallo - mancano ancora le fatture del 2007. Eppure dalla dichiarazione dei redditi relativa a quell’anno - il finanziere descrive le argomentazioni dell’accusa - risulta un volume d’affari di circa 3 milioni che non ha una corrispondenza nelle fatture appunto. Perchè quelle fatture non ci sono: «Le abbiamo chieste anche al commercialista di Dell’Amico il quale però ha confermato che tutta la documentazione era nella disponibilità del suo cliente».
La tesi dell’accusa - emerge chiaramente dalla domande di Susan Pietrini (pubblico ministero onorario) - è che occultando le fatidiche fatture, l’imputato abbia impedito di ricostruire l’esatto volume d’affari e l’esatto reddito e si sia garantito un risparmio sulle tasse, Iva in primis. La scopo della Finanza, infatti, era quello di poter studiare in particolare le fatture di acquisto.
Difficile in questa prima fase - stanno ancora sfilando in aula i testi del pubblico ministero- individuare invece la tesi difensiva, certo è che l’avvocato di Luigi Dell’Amico punterà a dimostrare che il dolo, la volontà di nascondere o comunque sottrarre alla disponibilità della finanza, la documentazione fiscale non c’era. In ogni caso, saranno i testimoni chiamati in aula proprio dalla difesa, a permettere una più corretta ricostruzione della versione dei fatti fornita dall’imprenditore.
(c.s.)
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