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in aula

Cava recintata, Boggi si difende

Cava recintata, Boggi si difende

Il consigliere: volevo evitare che gli operai entrassero nell’area

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CARRARA. Secondo il pubblico ministero Alessandra Conforti, Lucio Boggi, consigliere comunale del Pd, non ha rispettato un provvedimento del giudice, entrando in un’area sotto sequestro. E lo avrebbe fatto nel ruolo di amministratore e titolare della Aleph escavazioni. Con questo capo di imputazione è a processo, di fronte al giudice Cristina Ponzanelli.

E ieri, a fornire la sua versione dei fatti, è stato proprio l’imputato. Il quadro in cui inserire la vicenda è alquanto complesso: tutto comincia con una controversia tra la società Ferrari srl e la comunione Beni Sociali di Vinca per la gestione di una cava, a Vinca, appunto, nel comune di Fivizzano. A chiudere la diatriba ci pensa il tribunale: sequestra la cava (impedendo qualsiasi cessione della concessione), ma ne consente la coltivazione alla Ferrari Srl. Nonostante questa decisione, la Aleph di Boggi - questa la ricostruzione dell’accusa - avrebbe ottenuto un contratto dalla comunione Beni sociali e, forte di quell’atto, avrebbe recintato la cava e messo paletti. Non soltanto, avrebbe anche rivendicato la proprietà dei blocchi apponendo il proprio nome sull'escavato. La Ferrari, difesa dall studio Martini di Massa, denuncia e si arriva a processo. Boggi deve rispondere di mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice (articolo 388 comma 2 del codice penale).

E ieri, di fronte al giudice Cristiana Ponzanelli, il consigliere comunale spiega che la sua intenzione non era quella di impedire l’accesso alla Ferrari Srl, ma piuttosto quella di delimitare, con appositi picchetti, l’area sotto sequestro, con uno scopo ben preciso e a tutela della stessa Ferrari: impedire che i dipendenti della Aleph - nella zona ci sono anche altre tre cave - potessero svolgere attività di escavazione nell’area sequestrata.

Lucio Boggi ha anche spiegato di non aver collocato, a chiusura degli accessi - come ipotizza l’accusa - grossi blocchi di marmo, ha specificato in aula di non avere a disposizione mezzi pesanti tali da consentire la movimentazione di materiale così pesante e ingombrante. La prossima udienza è fissata per il 9 aprile quando sfileranno gli ultimi testimoni della difesa.

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