Sicurezza
Troppi alunni, numero chiuso all'istituto Minuto
All’alberghiero “respinte” 37 iscrizioni: la scuola dà priorità a chi abita in provincia e ai più bravi. Sulle barricate il personale
MASSA. Le interpretazioni e le valutazioni sono diverse, ma il dato di fatto è uno: l’istituto alberghiero introduce il numero chiuso. Il prossimo anno scolastico 260 ragazzi si metteranno alla prova con i fornelli, 37 aspiranti cuochi e camerieri dovranno, invece, rinunciare e ripiegare sull’opzione B. La “conquista” di un posto in cucina risponde a criteri precisi e codificati, messi nero su bianco da un’apposita commissione: chi vive in provincia gioca in casa - come si dice - quindi ha priorità rispetto a chi aspira ad un banco al Minuto, ma non risiede all’ombra delle Apuane. Secondo parametro: la votazione con cui l’alunno saluta le scuole medie. In sintesi, chi risiede da queste parti e chi è più bravo ha priorità sugli altri. Numero chiuso, per tirare le fila.
Soluzione, quella adottata a maggioranza dal consiglio di istituto, che fa andare su tutte le furie parte del personale docente, educatori del convitto, dipendenti amministrativi e bidelli. Perché - questa è la loro comprensibile equazione - meno studenti significa organico ridotto. E il solo rischio di tagli - in tempi di crisi - fa tremare le vene ai polsi.
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Certo - e su questo nessuno getta l’ombra del dubbio - l’alberghiero non se la passa benissimo. Fiore all’occhiello dell’istruzione locale, richiama studenti dalla Versilia, dal grossetano, dall’Elba: contenuto di altissima qualità in un contenitore di qualità invece pessima. Perché la struttura che ospita il Minuto cade a pezzi: il tetto, divelto più volte, è stato recentemente ancorato, un’ala dell’edificio è chiusa e inutilizzabile. Il convitto (dove vivono gli alunni di fuori) ha cambiato sede perché la precedente non aveva i requisiti di legge: ora è ospitato in un edificio privato per cui la Provincia paga 150.000 euro d’affitto l’anno e di soldi Palazzo Ducale ne ha pochissimi. Ben 24 classi - 600 alunni - sono accolte al Toniolo, in centro, a chilometri dalla sede principale e possono frequentare i laboratori solo una volta a settimana. Quadro poco incoraggiante, così poco incoraggiante da aver motivato Anna Rosa Vatteroni, la preside, a fare il fatidico passo, a garanzia - assicura - della qualità (vedi articolo). Il 2016 darà l’addio alle 10 classi prime: se ne faranno soltanto 9. La dirigente non si nasconde dietro ad un dito: «Ho fatto una scelta, me ne assumo tutta la responsabilità, la rifarei. Ma devo ammettere che ho trovato terreno fertile, il consiglio ha votato e lo ha fatto a maggioranza. Un numero eccessivo di alunni, alla lunga, cozza con la qualità della docenza, dell’apprendimento e dei rapporti relazionali. Senza dimenticare i problemi strutturali con cui dobbiamo fare i conti. L’impegno per un polo scolastico efficiente deve rimanere, ma non possiamo negare l’evidenza».
Concetto chiaro: limitiamo il numero e garantiamo - a chi c’è - il massimo. Ma sull ’equivalenza meno alunni uguale più qualità, il personale del Minuto non ci sta, tanto che chiede al consiglio di istituto di sospendere l’efficacia dell’atto con cui si impone un limite alle iscrizioni: considera la riduzione di una classe, come un bel passo indietro: «Il trend crescente di iscrizioni - spiega Ezio Fruzzetti, della Rsu - è la conferma di una qualità dell’insegnamento e dell’accoglienza. E quella qualità dovrebbe spingere ad ottenere di più, a chiedere con insistenza strutture idonee, non a rinunciare rifiutando l’iscrizione ai ragazzi. In questo modo si lede pure il diritto allo studio, si creano le condizioni per tagliare gli organici, per chiudere la strada ai tanti precari della scuola. Così l’alberghiero si taglia le gambe da solo». Senza dimenticare che se i ragazzi fuori provincia rischiano di non essere ammessi, beh, il convitto perde significato e utilità. Per il 2016 nessun taglio: il nuovo corso di pasticceria incrementa di un’unità le classe terze. Nessuna variazione nei numeri. Poi dal 2017 si aprirà la partita vera.
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