Finanza
Il ritratto: soldi, potere e un sogno realizzato
Il sogno della sua vita era fare il sindaco. Rinunciò anche ad un lauto e nobile posto in Parlamento pur di essere riconosciuto dai suoi come primo cittadino. Aveva avuto tanto dalla vita e dalla professione, Giulio Conti. Ma quella carica era il compimento di un lungo amore per la sua città. Errori ne ha fatti. E tanti. Ma amava Carrara.
[[atex:gelocal:il-tirreno:massa:cronaca:1.11032375:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/massa/cronaca/2015/03/12/news/giulio-conti-industriale-di-razza-sindaco-visionario-1.11032375]]Faceva quasi tenerezza questo omone sempre in Lacoste quando in tribuna incitava la sua Carrarese. Come un tifoso qualsiasi ne soffriva gli sbandamenti, tanti, e ricordava brocchi e campioni. Sempre lì a rincorrere questo o quell’imprenditore per avere un aiuto con cui portare avanti la squadra. Lui che era di quella generazione, romantica più che nostalgica, che ancora tifava Toro.
Una generazione diversa quella dei Conti, lui ed il fratello. Uomini del Novecento anche se Giulio diventerà sindaco solo negli anni Duemila, e forse per questo già troppo laterale rispetto alla disgregazione della città. Comunisti e imprenditori, anarchici e padroni delle cave: questa era Carrara negli anni d’oro. Quando il granito rendeva più del marmo e la città, tutta, godeva di questa ricchezza. I Conti, lui e il fratello, erano padroni di parte di Carrara (e sull’altra influivano pesantemente). Amati ma anche criticati. Soprattutto invidiati per ricchezza (Conti viveva in un ex convento con vista sul centro) e potere in una città che ha sempre pensato “di pancia”. Da sindaco ricordava che in Comune avevano assunto «troppi operai e pochi ingegneri» , per dire che la macchina amministrativa era inceppata, con limitata professionalità. In fondo non amava la Carrara che sapeva solo sviscerare la propria rabbia.
Tentò con un mega-convegno intitolato «Oltre il marmo» – era il 2006, le cave erano già in crisi – di aprire una strada nuova all’economia locale. Ma tutto è rimasto lì, idee comprese. Poco dopo lasciò, rinunciando al secondo mandato. La salute ha minato il suo corpo ma soprattutto il suo spirito. Negli ultimi anni sempre meno battagliero e presente, con le sue creature _ in primis la Marmomacchine _ fiaccate dalla crisi. E’ stato un uomo di grandi passioni, umori, interessi.
A Carrara non ci sono più personaggi così veri, ma, forse, neanche autentiche passioni.
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