Sicurezza
Il giubbotto fa tirare un sospiro ad Adil
La consulenza dei Ris non dimostra la partecipazione di Amroui al duplice delitto. Ma il pm insiste
MASSA. Il pubblico ministero Rossella Soffio ha iniziato la sua requisitoria, impostando la tesi del concorso in omicidio. Impostazione che per Adil Amroui, il ragazzo nordafricano che ha partecipato alla rissa costata la vita ad Andrea Fruzzetti ed Enrico Baria, potrebbe significare una condanna di trent’anni di carcere. Ma non sarà semplice, perché ieri nell’udienza davanti al gup Alessandro Trinci la difesa del ragazzo, rappresentata dall’avvocato Giorgio Zunino, ha fatto segnare un punto a suo favore. La tanto attesa consulenza del tribunale sul giubbotto che Adil indossava la notte che Andrea Mazzi ha finito a coltellate i due giovani in piazza Mercurio non ha chiarito i dubbi che esistono sulla dinamica di quella sera: Amroui teneva Fruzzetti mentre Mazzi lo colpiva? Per il pm sì, per Zunino no. E nemmeno il maresciallo dei Ris Valentino Tullio, incaricato dal gup, ha risolto il mistero. Ci sono tracce di sangue di Fruzzetti sull’indumento, ma non sono compatibili con quello che dice l’accusa. O meglio sono compatibili anche con altre ricostruzioni: sembra che quel sangue che ha sporcato il giubbotto provenisse da un oggetto che poi è andato a contatto con la tela. Insomma, Zunino, quando il sostituto procuratore avrà terminato la sua requisitoria, chiederà la derubricazione del reato. E quindi una pena ben più mite di quella che pretenderà il pubblico ministero. Prossime udienze il 5 e il 7 maggio.
Il giubbotto era già stato esaminato dai Ris, che avevano riscontrato tracce del sangue di Fruzzetti, ma in un primo momento non era stato ammesso per un errore di notifica. Sembrava una prova cancellata, ormai. Invece il giudice Trinci aveva deciso di nominare un perito e di far esaminare a lui quel tessuto. E maresciallo Tullio in meno di due mesi ha effettuato verifiche sulle tracce biologiche rinvenute nel giubbotto, sulla traiettoria delle macchie ematiche e sulla “riferibilità”.
Intanto si avvicina il processo a Andrea Mazzi, il ventiduenne accusato di aver ucciso volontariamente Andrea Fruzzetti, 21 anni, ed Enrico Baria, 30 anni, la notte di Natale 2013, a coltellate. Prima udienza il 18 aprile.
Lo ha deciso il gup Paolo Puzone. I suoi legali, Enzo Frediani ed Elena Tongiani, non hanno infatti chiesto il rito abbreviato e così il processo seguirà l’iter che non prevede né sconti di pena né tempi brevi. Così il ragazzo rischia l’ergastolo, ma la difesa è convinta di poter far valere le tante attenuanti che ci sono a dibattimento.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google