Il Tirreno

Albergatori sulle barricate «Basta concorrenza sleale»

Albergatori sulle barricate «Basta concorrenza sleale»

Temono che la nuova legge regionale sul turismo favorisca i bed and breakfast La Regione: non è così, ma ora il Comune deve disegnare una politica turistica

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MASSA. L’occasione è ghiotta perché agli albergatori non capita tutti i giorni di confrontarsi con chi le sorti - almeno normative - del turismo le conosce davvero. Confimprese invita Paolo Bongini, architetto e dirigente del settore turismo in Regione, l’uomo che ha in mano la nuova legge su strutture ricettive e organizzazione delle politiche turistiche. Occasione ghiotta, dicevamo, per scoprire come cambiano le carte in tavola. E per ribadire che la categoria è al collasso. A tirare le somme ci pensa Silvano Roda, titolare dell’hotel Vera, in via Pisa, 48 anni di attività: «Ci viene chiesto di continuare a fare i pescatori - si affida alla metafora - ma in mare di pesci non ce ne sono più». Tradotto: di turisti non c’è neppure l’ombra, ma i vincoli di destinazione alberghiera, quelli ci sono eccome e - per parafrasare - c’è da gestire l’hotel anche a guadagno zero. Perché lui, Silvano - per proseguire la metafora - tirerebbe i remi in barca, ma non può farlo: «Chi si comprerebbe un albergo ora? E l’autorizzazione per convertire in residenziale non c’è». Così, in tempi di magra, la nuova legge regionale fa paura. Fanno paura gli alberghi diffusi (più strutture collegate all’interno di uno stesso borgo) e i B&B non professionali, quelli gestiti da chi ha una camera in più e arrotonda ospitando i turisti; concorrenza sleale - la definiscono gli albergatori - pochi obblighi, normative antincendio più soft e guadagni facili. Uno scenario più ampio, un’offerta ricettiva variegata, «una sfida da cogliere» la definisce, invece, l’architetto Bongini. Anche se - assicura - sul fronte B&B «nulla cambia e la normativa rimane quella che era». Su richiesta delle amministrazioni comunali che anche dai bed and breakfast incassano l’imposta di soggiorno. E sul fronte albergo diffuso - aggiunge il dirigente - «una griglia rigida su volumi, dimensioni e caratteristiche farà sì che pochi imprenditori si gettino nel progetto».

Così se gli albergatori tirano un sospiro di sollievo (non dovranno neanche presentare la annuale dichiarazione dei prezzi), scoprono che la partita vera è un’altra e a giocarla saranno i Comuni: una grande piattaforma regionale, la scelta della vocazione, le certificazioni di qualità, l’accesso ai finanziamenti, da Firenze a Bruxelles, attraverso la partecipazione a percorsi condivisi. Insomma - per parlare con semplicità - via Porta Fabbrica deve stabilire rapporti diretti con Firenze, decidere su che tipologia di turismo vuole investire (cave? terme? mare? sport?) e farlo con i suoi vicini perchè da soli vincere è dura. Fatta la scelta, deve adeguarsi agli standard regionali per ottenere “il voto”: solo l’eccellenza permette di entrare in circuiti importanti, in sistemi di prenotazione veloce. Una sfida enorme per un territorio e una politica che sulla sua destinazione turistica qualche dubbio lo hanno ancora. Ma il percorso è questo. Dal 2010, dal “superamento” delle Apt. «Il territorio - sintetizza il consigliere regionale Loris Rossetti che introduce l’incontro - deve aprirsi e lavorare nel segno della sinergia tra enti». Ecco, quindi, che la paura degli albergatori rimane, ma cambia l’obbiettivo. È la paura che il Comune non abbia la forza per giocare la partita e andare in rete: «Nè Massa, nè Carrara - è il commento di Fiorenza Puccetti, presidente di Confimprese - hanno un assessorato dedicato al turismo. Mi sembra un segnale. In ogni caso è chiaro che la Regione induca i Comuni a fare politica turistica». Senza “se” e senza “ma”.

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