Il Tirreno

il processo

«La frattura era composta, non è colpa mia»

Si difende il medico della sala gessi: il bimbo è diventato invalido per colpa di altri

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MASSA. «Quel bambino aveva un forte dolore al braccio, non riusciva a stare fermo e quindi non è stato possibile fare la radiografia laterale. Un accertamento che ritenevo superfluo dato che tutte le indicazioni dicevano che si trattava di una frattura composta». Marcantonio Lapiana, uno dei due medici a processo per aver causato - secondo l’accusa - un’invalidità permanente a un piccolo di sei anni, si è difeso in aula. Spiegando al giudice Giovanni Sgambati il perché di quelle sue decisioni in sala gessi. Oltre a Lapiana alla sbarra c’è uno specialista in ortopedia, a cui si era rivolta la famiglia per stare più tranquilla. Il perito di parte civile ha evidenziato una condotta errata anche nelle scelte dell’altro ortopedico, quello di fiducia, interpellato dai genitori del piccino: Alessandro Tripodo, aiuto nella casa di cura San Camillo di Forte dei Marmi dove si occupa di chirurgia protesica.
 
Lapiana è stato categorico durante la sua deposizione: «Il bimbo era troppo piccolo per essere operato subito, meglio prescrivere un controllo dopo sette giorni. La frattura si può scomporre anche se immobilizzata. Per me quel piccolo adesso è invalido perché è mancata la dovuta sorveglianza. Andava fatto un controllo dopo sette giorni e non appena rimossa la stecca». La famiglia però non ha più portato il piccolo all’ospedale perché si era messa nelle mani dello specialista proprio per stare più tranquilla. E ha aggiunto: «Se avessimo azzardato una radiografia laterale avremmo potuto provocare anche delle lesioni nervose».
La difesa del medico dell’ospedale massese ha fatto parlare anche il suo consulente: Vittorio Vaccari, specializzato traumatologia e fisioterapia, professore della clinica ortopedica dell’università di Bologna. «L’operato di Lapiana è conforme a una buona prassi medica: giusto dire di ripresentarsi dopo sette giorni, Quando il paziente, specie se minore, non è del tutto collaborativo, il trauma può essere meglio valutato a distanza, per diminuzione del dolore e dell’edema». 
 
Il consulente della difesa è stato perentorio nel ribadire che la radiografia laterale non era necessaria: «Il referto parlava di frattura composta e il bimbo non riusciva a stare fermo per il dolore. Il medico della sala gessi si è comportato correttamente. Bastava avessero portato il paziente all’ospedale dopo una settimana, come era stato consigliato. E in quel caso si poteva fare la radiografia laterale».
 

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