Sicurezza
Cave: in consiglio regionale la nuova legge
La normativa annulla a Carrara gli effetti di un editto sui beni estimati. Per chi lavora in loco il 50% del marmo estratto concessioni fino a 25 anni
CARRARA. Oggi 10 marzo, si vota perché non ci siano più cave private a Carrara. Il Testo unico che i va in consiglio regionale sancisce che tutte le cave, anche quelle classificate come "beni estimati" (che a Carrara sono circa il 30% del totale) in virtù dell’editto del 1751, appartengono ai "beni indisponibili del Comune di Carrara". E, al massimo fra 25 anni, potranno essere affidate in concessione attraverso una gara d'appalto, con bando pubblico, nel rispetto delle norme sulla concorrenza imposte dalla Comunità Europea.
I beni estimati torneranno nella disponibilità del patrimonio pubblico, anche se allo scadere della concessione agli imprenditori che gestiscono l'attività estrattiva verrà riconosciuto un indennizzo. «Uno dei punti importanti di questo testo normativo - spiega Rosanna Pugnalini, presidente della commissione Sviluppo economico - è la fase transitoria prevista per il passaggio dei beni estimati dalla gestione privata a quella pubblica: c'è la possibilità di prorogare fino a 25 anni (all'inizio la proposta di legge parlava di 20 anni) la concessione in essere, a patto che gli imprenditori sottoscrivano una convenzione per impegnarsi a lavorare in loco almeno il 50% del marmo estratto. Un premio, insomma, per chi valorizza la filiera corta e la buona occupazione in modo sostenibile. Di fatto, con questa legge portiamo in aula una riforma coraggiosa che cerca di dare risposte a questioni rimaste non regolamentate nel tempo».
[[atex:gelocal:il-tirreno:massa:cronaca:1.10933413:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/massa/cronaca/2015/02/25/news/carrara-cave-al-comune-con-la-nuova-legge-ma-tra-venti-anni-1.10933413]]
Ma a Carrara gli imprenditori delle cave stanno affilando i coltelli. A parlare sono alcuni dei big del marmo, nelle cui aree di escavazione ci sono anche beni estimati. L’industriale del marmo Alessandro Caro, ha un diavolo per capello: «Se penso che la mia cava potrebbe andare all’asta fra sette anni... Non riesco a capire il lato positivo della manovra, e come si possa esultare di fronte a uno scenario di aziende che rischiano di fermarsi, di mandare a casa gli operai, di non fare più investimenti. Sui beni estimati un tempo c’era l’accordo con il Comune e li pagavamo con una quota percentuale. Poi l’accordo è saltato. Si fa di tutto per salvare le concessioni dei bagni e qui si accelerata per far fuori le aziende delle cave con gli investimenti che stanno facendo e gli stipendi che stanno pagando». Non gli piace neppure il piano del paesaggio. «Le rivoluzioni possono essere salutari, ma in questo caso ci credo poco».
Caro è sicuro: sui beni estimati «si aprirà un periodo di contenziosi, sono due anni che non si riesce più a dialogare con il Comune. E perchè la Regione non dichiara pubbliche le cave della Versilia? Io ho una cava di portoro a Portovenere: è mia». Ma a Carrara c’è il famoso editto, unico, che dà privilegi, che la Regione intende eliminare. «Evidentemente i beni estimati danno fastidio alle aste: così, prima bisogna rendere tutto pubblico. Ma penso che la nuova legge ponga il fianco a ipotesi di illegittimità».
Sulla stessa lunghezza d’onda Paolo Borghini, anche lui con qualche bene estimato nell’area dove estrae il marmo. E’ infuriato sulla questione delle aste: «Arrivano i buoni e si mandano via i cattivi? Ognuno ha le sue visioni. I beni estimati sono proprietà acquisite, qualcuno li ha avuti attraverso aggiudicazione del tribunale. E in merito alle aste fra sette anni, mi domando: quali imprese investiranno nel futuro? Il clima non è bello, e si inasprirà ancora».
Ma forse più che la perdita dei beni estimati, agli imprenditori fanno paura le aste, sebbene siano allontanate dalla prospettiva dei 25 anni introdotta. Borghini dice che comunque le aste toglieranno la sicurezza alle imprese. «Aste per dare le cave a chi? Magari arriveranno gli stranieri. Non è più un problema di denaro, di canoni. Tu hai fatto lavori (anche di messa in sicurezza) in una cava per tanti anni, poi arriva un altro e te la prende. Penso che ci sarà un grande ricorso agli avvocati. Non so se tutto questo porterà del bene alla città».
Gino Mazzi è un imprenditore del marmo di lungo corso. «Non mi aspettavo questo comportamento dai nostri amministratori. Ho una cava la cui parte più rilevante è bene estimato. Aspettiamo che arrivi la legge, non la conosciamo in tutti i dettagli. Poi agiremo di conseguenza. Se le cose fossero come si è sentito finora, sarebbe un disastro anche per la città e per l'amministrazione. Nascerebbe un contenzioso e con i contenziosi non si va da nessuna parte». Il mondo delle imprese è in fibrillazione. Ma il consiglio regionale può cambiare una storia cominciata a Carrara più di 250 anni fa con l'editto ducale del 1751 di Maria Teresa Cybo Malaspina, sui beni estimati, .
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
