La manifestazione
Piante, si temono nuovi crolli Riaprono bar e pub
Tavoli e gazebo dei locali volati per tutta la città In frantumi anche decine di antiche lastre di marmo
CARRARA. Anche se per strada si trovano ancora cumuli di foglie e cocci di tegola, mentre alcune aree sono ancora invase da rami e tronchi abbattuti, Carrara prova a tornare alla normalità dopo la tempesta di vento che l’ha investita nella notte tra mercoledì e giovedì. Le ferite inferte dalle raffiche, che hanno superato i 100 chilometri all’ora, sono ancora evidenti e per essere completamente rimarginate avranno bisogno di un po’ di tempo. Ma poiché, come recita il detto, il tempo è denaro, i titolari delle attività produttive carraresi si sono subito rimboccati le maniche e, dopo aver rimosso foglie, rami e detriti, hanno riaperto immediatamente i battenti.
Qualcuno, per riuscirci, è stato costretto addirittura a fare il giro della città per recuperare gli arredi del suo bar, spazzati via dal vento: è il caso di Lucilla Santucci, titolare del Leon D’Oro di Piazza Alberica, «Giovedì mattina siamo arrivati e davanti al bar non c’era più nulla…niente tavoli né sedie. Il vento – spiega - aveva spazzato via tutto ed è riuscito perfino a strappare la nostra insegna di ferro battuto che peserà 60 chili». Gli arredi del Leon D’Oro sono di vimini e le raffiche sono riuscite a trasportarli su per via Loris Giorgi, fino a piazza Mazzini. «Nelle prime ore della mattinata sono arrivati alcuni clienti che, riconosciute sedie e tavoli, ce li hanno riportati indietro» aggiunge. Praticamente tutti i gestori dei bar e dei ristoranti di piazza Alberica - una delle piazze più ventose della città anche in condizioni climatiche normali – si sono dovuti prodigare in una sorta di caccia al tesoro per recuperare gli arredi posti all’esterno delle loro attività: La Tavernetta e Cibart hanno perso tende e gazebo.
Il vento si è portato via anche uno dei “simboli” della piazza, ovvero l’angelo segnavento posizionato sopra Palazzo del Medico: la parte superiore del “putto” è rimasta al suo posto, insieme alla bandiera ancorata al tetto mentre la parte inferiore è precipitata andandosi a schiantare contro la porta di ingresso del negozio di barbiere situato nell’angolo ovest della piazza. «La mattina sono arrivato e c’erano le gambe dell’angelo a terra, davanti al mio negozio» racconta Maurizio Martini, mostrando i segni dello schianto sul suo portone. Ma le raffiche di vento sono costate care, è il caso di dirlo, anche al Fuoriporta, nella vicina piazza Battisti: il locale ha perso infatti tutti gli ombrelloni che proteggevano i tavoli collocati all’esterno, rinnovati peraltro non molto tempo fa. «Abbiamo aperto comunque immediatamente, anche se in versione “naked”» ha sdrammatizzato Andrea Fusani, titolare del locale.
La tempesta di vento però non ha colpito solo le attività che, essendo situate nelle piazze, erano ovviamente più esposte: perfino “Musetti mobili antichi” un laboratorio di restauro stretto tra le case di vicolo Mazzini ha subito danni. «Il vento è riuscito a insinuarsi in questo piccolo cortile e ha fatto cadere una decina di lastre di marmo antiche, molto preziose, mandandole in frantumi» spiegano i titolari Antonio e Renato Musetti, che hanno trascorso la mattinata a riordinare il laboratorio, pieno di mobili antichi e quindi particolarmente delicati.
E mentre le attività del centro sono riuscite a riprendere quasi immediatamente il lavoro, c’è chi di lavorare praticamente non ha mai smesso: si tratta del personale di Protezione civile, Vigili del Fuoco e Amia, “costretto” in prima linea dall’emergenza vento. I maggiori problemi sono stati innescati dagli alberi che hanno ceduto sotto le sferzate delle raffiche: secondo le stime nella sola notte dell’emergenza, in città sarebbero cadute oltre 500 piante. Nel “day after” l’attenzione si è concentrata sugli alberi sopravvissuti alla tempesta: per tutta la giornata di ieri sono state effettuate verifiche e interventi di messa in sicurezza sulle piante “instabili”, cosa che in molti casi ne ha comportato l’abbattimento. Un’operazione tutt’altro che semplice come dimostra il caso di viale Potrignano: la viabilità qui è rimasta chiusa per tutta la giornata proprio per monitorare le piante che corrono lungo i due lati della carreggiata ed eventualmente rimuovere quelle pericolanti. Un’operazione che, in pratica, possono effettuare solo vigili del fuoco o Amia che, pur essendo già oberati di lavoro, sono gli unici a essere dotati delle strumentazioni necessarie, come motoseghe e cestelli.
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