Il Tirreno

Riciclaggio, sequestrato mezzo milione

La Finanza scopre maxi appropriazione indebita ai danni di una società di trasporto. Due denunciati, uno è l’amministratore

2 MINUTI DI LETTURA





MASSA. L’amministratore amministrava la cassa dell’azienda a suo personale vantaggio. E la società rischiava il crollo. Ma uno dei soci si è accorto che c’era qualcosa che non andava e si è rivolto alla Guardia di Finanza. Le Fiamme gialle hanno così sequestrato 540.000 euro ritenuti frutto di appropriazione indebita e riciclaggio; e hanno denunciato due persone.

L'indagine è iniziata nella seconda metà di febbraio, quando un socio di maggioranza di una società operante nel settore del trasporto di merci su strada, si è accorto, durante una normale consultazione on line, movimenti sospetti sui conti correnti della sua società e ha presentato un esposto nei confronti dell’amministratore unico dell’azienda. Le Fiamme Gialle del Nucleo di Polizia Tributaria hanno trovato elementi per sostenere che l’amministratore unico della società aveva disposto arbitrariamente l'emissione di un assegno circolare di 540.000 euro, prelevati dai conti correnti della società a favore di un’altra persona, con la generica motivazione di "compravendita immobiliare". La somma era velocemente transitata su un altro conto corrente, aperto qualche giorno prima e intestato a un 48enne – ora accusato di riciclaggio – con precedenti penali e di polizia. Il quale aveva richiesto sul conto appena aperto l’emissione di 8 assegni circolari di vario importo (6 assegni da € 10.000,00; un assegno da € 100.000,00; uno da € 240.000,00), lasciando in giacenza la rimanente somma di € 140.000. L’obiettivo, è chiaro, era quello di diluire la somma attraverso un giro di titoli e pagamenti fino a farla “scomparire”. La Finanza è dunque intervenuta d’urgenza sequestrando le somme ancora depositate sul conto corrente, bloccando tempestivamente, al fine di impedire l'incasso delle somme, tutti gli assegni ancora non riscossi e le somme depositate su due carte prepagate ricaricabili, intestate ad altri soggetti ed attivate nell'occasione. Un’urgenza dettata dall'esigenza di evitare che le somme sottratte si volatilizzassero o magari finissero all'estero, magari in qualche Stato paradiso fiscale, cosa che avrebbe reso difficile salvaguardare la società “derubata”.

Le indagini , il cui coordinamento è stato assunto dal procuratore della Repubblica Aldo Giubilaro e diretto dal sostituto procuratore Elisa Loris della Procura della Repubblica di Massa, hanno consentito di bloccare gli indagati, di ricostruire i flussi finanziari e sequestrare il maltolto nella sua interezza.

La sottrazione dell'importante somma di denaro avrebbe potuto mettere in ginocchio l'azienda con gravissime ripercussioni sulla sua operatività e quindi sul suo destino e quello dei propri dipendenti. Insomma, la scoperta degli ammanchi da parte del socio e la celere azione degli investigatori ha probabilmente salvato la società di autotrasporto, vittima di un raggiro che avrebbe avuto per autore una persona “fidata” come dovrebbe essere l’amministratore stesso della società.(c.f.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa