Il Tirreno

inizia la raccolta firme

«Massa fuori da Gaia Spa» Parte il referendum sull’acqua

MASSA. «Volete che il servizio idrico integrato del Comune di Massa continui a essere gestito da Gaia spa?». È questo, in estrema sintesi, il contenuto del quesito referendario che il comitato nato...

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MASSA. «Volete che il servizio idrico integrato del Comune di Massa continui a essere gestito da Gaia spa?». È questo, in estrema sintesi, il contenuto del quesito referendario che il comitato nato in seno al “Laboratorio dell'acqua come risorsa primaria” - di cui fanno parte comitati e associazioni No-Gaia e alcuni partiti di centrodestra – ha presentato in Comune, per poi sottoporlo ai cittadini. Una commissione ad hoc dovrà adesso valutare l'ammissibilità del quesito e, in caso favorevole, dovranno essere raccolte le firme: il 6% degli elettori del Comune. Dopodiché la parola può passare ai cittadini, anche se il referendum avrà solo carattere consultivo.

«Non c'era più alternativa – spiega Alessandro Amorese, di Fratelli d'Italia, uno dei cinque membri del comitato referendario – dopo manifestazioni, incontri, volantinaggi, questa è rimasta l'unica via percorribile». L'aumento della tariffe, l'arrivo delle partite pregresse, la vicenda dei guasti al depuratore ex-Cersam: sono questi i fattori che hanno spinto il laboratorio a chiedere il referendum. «L'obiettivo – fanno sapere - è realizzare una innovativa gestione della rete idrica locale, depurazione e fognature, tenendo conto della questione sociale e partendo dalla valutazione che l'acqua è un bene primario che deve essere garantito a tutti a minimi prezzi, cosa che, purtroppo, non succede attualmente». Il laboratorio è aperto a tutte le associazioni, ai partiti e soggetti politici, ma è formato solo da esponenti della destra locale. Tra i quali Stefano Benedetti di Forza Italia, in rappresentanza dell'associazione Massa No Gaia, Alessandro Amorese, Marco Guidi e Bruno Tenerani di Fli-An, Andrea Cella, Guido Mottini e Nicola Iacopetti di Lega Nord. La quaestio quindi, per loro, è anche politica: «I baronati di Gaia nominati dai partiti che reggono i Comuni che aderiscono alla società, continuano a fare il propri comodi con le tasche dei cittadini in barba agli interessi collettivi». E aggiungono: «quando si tratta di Gaia il centrosinistra fa quadrato intorno ai vertici aziendali, assumendo una posizione contraria agli interessi della cittadinanza».

Melania Carnevali

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