Sicurezza
Mai avuto un lavoro? Allora paghi il ticket
L’esenzione è prevista per chi ha perso l’impiego, ma non per gli esodati o per gli inoccupati
MASSA. Ha 21 anni ed è mamma di una bambina di quattro, cerca lavoro da anni ma per lei - giovane, senza un diploma e con una piccolina da accudire - è davvero dura.
Ieri mattina va al Centro unico prenotazioni: ha un fastidio all’occhio e vuole farsi visitare. Non ha un centesimo di reddito, le danno una mano alcuni parenti. Conta di entrare in un ambulatorio oculistico senza dover aprire il portafoglio, per altro vuoto - assicura. Al Cup la sorpresa: deve pagare. Costituisce un nucleo familiare, non è a carico di nessuno e non ha mai avuto un lavoro. Proprio così, perché se un impiego lo avesse avuto, quindi perso, beh l’esenzione le spetterebbe, siccome l’obbiettivo di un posto di lavoro non lo ha mai raggiunto, allora non ha diritto neppure all’esenzione.
Le pare impossibile, una storia degna di essere raccontata. Del resto - assicura - che lei non se la passi bene lo conferma il fatto che il Comune di Montignoso, dove risiede, l’esenzione per l’asilo della sua bambina gliel’ha riconosciuta eccome: «Possibile - è la sintesi della ventenne - che io sia ricca per l’Asl e povera per il Comune?» Possibile. Ma l’azienda sanitaria poco ci può fare: tutta colpa di una normativa nazionale.
A fare chiarezza ci pensa il dottor Enrico Raggi, responsabile dei centro di prenotazione per l’Asl: «Le leggi nazionali sull’esenzione fanno esplicito riferimento ai disoccupati e agli iscritti nelle liste di collocamento, in attesa di occupazione». Neanche una parola per gli inoccupati, per chi un lavoro, magari lo cerca da anni, ma non lo ha mai trovato: «Per aver diritto all’esenzione - il dottor Raggi semplifica il concetto - è indispensabile avere avuto un lavoro e averlo perso». La logica del legislatore è chiara: chi non guadagna neanche un centesimo, necessariamente deve contare su qualcuno che gli assicuri un minimo sostentamento. Insomma - per tradurre - deve far parte di un nucleo familiare. Ma la vita non sempre percorre le vie della logica: così non gode di esenzione - continua Raggi - neanche un esodato che non percepisce nè stipendio nè pensione. E paga il ticket - aggiungiamo noi - un diciottenne senza famiglia che tenta di muovere i primi passi nella società.
«È un problema che ho segnalato più volte - garantisce il responsabile Cup - ma a prevedere le modalità di esenzione è la normativa nazionale» e la singola Asl non ha discrezionalità. Così quella ventunenne deve pagare 22 euro per essere visitata dall’oculista e non può farlo: «Non ho soldi, non posso chiederli a nessuno, devo pensare a mia figlia, prima viene lei. Pazienza. Faccio senza». (c.s.)
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