Il Tirreno

C’è rumore, Lo Cascio interrompe la piéce

di Manuela D’Angelo
C’è rumore, Lo Cascio interrompe la piéce

L’attore rimprovera gli studenti nel loggione: andate a casa e leggetevi come va a finire su Wikipedia

2 MINUTI DI LETTURA





MASSA. La lingua italiana e quella siciliana si fronteggiano a colpi di endecasillabi nell’Otello shakespeariano, riscritto e diretto da Luigi Lo Cascio, interamente in lingua sicula, per due ore di spettacolo al teatro Guglielmi. La tragedia è ribaltata, manipolata; di Shakespeare rimane a tratti solo l’idea, pensieri e parole sono in libertà, Otello non è negro, ma questo lo si era già visto, bensì bianco, occidentale e parla siciliano arcaico: un po’ troppo per il numeroso pubblico di studenti massesi che, “trasportati” a teatro da ottimisti insegnanti (per fortuna ancora ne esistono che credono ai “Classici contemporanei” ndr), non hanno retto all’impegnativa piéce, costringendo Iago ed Otello a fermare la recitazione, in mezzo al palco, proprio nel momento più importante e intenso.

Iago, interpretato dallo stesso regista Lo Cascio, sta insinuando il dubbio nella testa di Otello, Vincenzo Pirrotta; i due sono seduti sul proscenio, il palco è completamente buio, solo un faro li illumina; la recitazione in dialetto stretto è concitata, è tutto lì, l’intera vicenda del Moro di Venezia, di Iago e di Desdemona, l’inquietudine e il tormento, sentimenti più che mai moderni, l’origine dell’odio e la concentrazione è massima. Ad un certo punto Lo Cascio non ce la fa più e si interrompe, alza gli occhi al loggione e rimprovera: «Non possiamo lavorare così, è un cicaleccio continuo». Pirrotta lo aiuta: «Non riusciamo a recitare, è impossibile, non c’è rispetto». Lo Cascio, reduce dall’incontro pomeridiano, forse con gli stessi studenti, sale in cattedra, non può farne a meno: «Stiamo lavorando, stiamo recitando, se non lo aveste capito. Stiamo patendo per voi che, vi sentiamo, non siete interessati. Noi non ci interromperemo più, è il momento, se volete, di alzarvi e andarvene. Farete un piacere a noi e a voi stessi. Poi andate a casa - conclude sarcastico Lo Cascio - e vi guardate come finisce su Wikipedia. Anzi, ve lo dico io come va a finire. Desdemona muore». Una lezione gelata: dal loggione non si avvertirà più fiato sospirare. Una pessima figura però durante la seconda uscita della rassegna dedicata ai Classici contemporanei, tanto cara all’amministrazione, al teatro Guglielmi e alla Fondazione Toscana Spettacolo, che ogni anno ripropongono il progetto, proprio con l’intenzione di far avvicinare i giovani ai classici e al teatro. Ma Shakespeare in chiave sicula non aiuta, l’ora è tarda, i ragazzi non reggono, costretti a guardare uno spettacolo di nicchia, che strappa inevitabilmente risate quando non dovrebbe e li conduce alla ricerca di diversivi, in barba alla platea, più seria, impellicciata e incravattata.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Finanza

Pisa, sequestrati oltre 118mila prodotti falsi: dalle carte da gioco alle griffe della moda - Valore 650mila euro

di Redazione Pisa