Sicurezza
Boutique e magioni extra lusso: il marmo così strega Londra
I lavorati apuani nei negozi di Yves Saint Laurent il calacata nei bagni con rubinetti d’oro a 24 carati
CARRARA. Abbagliano le pareti di marmo statuario e fanno bella mostra in tutti i negozi di Yves Saint Laurent di Londra. Uno sfondo bianco venato, dove spiccano i colori accesi dei nuovissimi modelli delle borse culto.
La vasca di bianco lavorato in bassorilievo è un prezioso portabottiglie per lo champagne, ed è uno degli oggetti più bersagliati dai flash nel reparto arredamento dei grandi magazzini Harrod’s.
E ancora il calacata, con l’inconfondibile venatura, negli store di Godiva e nelle boutique Michael Kors: il negozio di Firenze ha voluto il rivestimento completo.
E le pareti del corner di Stella Mc Cartney, da Sefridges dove è di nuovo il calacata (a macchia oro) ad intonarsi con i beige degli abiti della nuova stagione.
Sono gli stessi marmi preziosi delle magioni in allestimento, a Mayfair.
E nei bagni di calacata i rubinetti sono d’oro. A Londra le polemiche sono lontane. Il marmo eplode in tutta la sua bellezza, e con quel carattere che porta davvero alta nel mondo la bandiera del “made in Carrara”. Sì perchè per i lavori di grande pregio i lavorati devono portare la firma della città dove vengono estratti. Si può sconfinare fino a Pietrasanta: ma chi compra i pregiatissimi marmi di Carrara vuole che la lavorazione avvenga proprio all’ombra delle Apuane. E, spesso, anche per il montaggio vengono fatte venire dall’Italia, o meglio dalla nostra città o dalla Versilia, le maestranze.
E il mercato di nicchia e del lusso, non bada a spese. Lo statuario deve essere il migliore. Il calacata quello con la vena aperta, che lo rende inconfondibile. E il bianco Carrara della qualità “special”.
Stessa attenzione per gli interni e per i lavorati: nelle case a cinque piani dei reali del Qatar i bagni in massello sono di statuario, e sono da un blocco solo. I pavimenti sono a mosaico, sono tappeti pieni di fiori. E nelle stanze da bagno ricompaiono le rifiniture d’oro: sono d’oro 24 carati addirittura i porta asciugamani.
«Marble the best». Un’esplosione di marmo pregiato. Un biglietto da visita, fatto di lavori di prestigio, boutique, oggetti di arredo extralusso, per la pietra delle Apuane che non solo “tiene botta” ma diventa il valore aggiunto. Quel “marble the best, is natural” divenuto il mantra per le commesse speciali, per le quali vengono a trattare, direttamente gli architetti. E per cui vogliono la garanzia certificata della lavorazione in Carrara.
A Londra si assiste a una vera e propria riscossa della pietra che, forse più all’estero che in patria, trova la sua consacrazione, e soprattutto quella consacrazione dei lavorati che a livello locale ancora fatica a decollare.
L’architetto Camaiora: ecco perché il marmo è unico. «Non solo Londra: vi spiego le ragioni del grande appeal del marmo».
A parlare è l’architetto Paolo Camaiora, per nove anni consulente nelle aziende del lapideo. «Il marmo un materiale naturale unico, e non è mai uguale - comincia con lo spiegare - Nello stesso pavimento, con la pietra estratta dalla stessa cava, ogni pezzo sarà diverso dall’altro. Questo è il valore aggiunto, ogni creazione in marmo, e non stiamo parlando di scultura, ha dalla sua aperte l’unicità che la contraddistingue». E non è solo questo, secondo l’architetto Camaiora a rendere il marmo così prezioso. «Le cave non sono solo giacimenti minerari, ma giacimenti di cultura: e questo, soprattutto all’estero è un valore aggiunto importantissimo». Insomma, non si compra solo una pietra, ma si compra un materiale naturale, unico, e ricco di cultura. Che viene trattato con altrettanta cultura, con il saper fare degli addetti ai lavori apuani che si mescola a quella millenaria.
«Dobbiamo valorizzare di più il nostro materiale». L’architetto Paolo Camaiora snocciola le qualità del marmo. Ma, con la stessa precisione spiega come sotto le Apuane potrebbe essere valorizzato al meglio. Cominciando dalle aziende che si occupano di estrazione e lavorazione.
«Proprio per queste le caratteristiche che lo rendono unico e ricco di cultura, il marmo dovrebbe essere più valorizzato, dalle stesse aziende, con la creazione di archivi storici. Per Cosmave stiamo cercando di metterli insieme, partendo dai prodotti finiti, ad esempio un pavimento, un lavorato di prestigio, per risalire poi alla cava da cui il materiale è stato estratto, a dove è stato lavorato».
«Una sorta di memoria storica insita nella materia - aggiunge - che possa rendere giustizia al grande valore delle nostre pietre e ai lavori che vengono realizzati grazie ad essa in tutto il mondo».
«La Fiat, tanto per fare un esempio, ha un archivio storico di tutte le auto prodotte - continua nella sua disamina l’architetto Camaiora - dovrebbe essere così anche nelle nostre aziende di marmo con le opere realizzate che, lo ripeto, sono davvero tante».
«Ecco perché è sbagliato chiudere le cave». Non solo il nuovo. Ma c’è anche tutto un patrimonio artistico e architettonico legato a doppio filo al dna del marmo: quello delle opere da restaurare, quelle che hanno bisogno di marmo per conservare la loro bellezza.
Non entra nel dibattito sul piano paesaggistico e le polemiche con al Regione. L’architetto Camaiora parla da addetto ai lavori. E dice la sua.
«Non voglio entrare nel merito delle coltivazioni - spiega - ma c’è tutta una questione importante legata alle cave ed è il reperimento del materiale per i restauri. Non possiamo dimenticare tutte le grandi opere che sono state fatte in marmo e che, per essere restaurate avranno sempre bisogno di marmo».
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