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il caso

Morì per una dose di eroina killer, arrestati i due pusher

Morì per una dose di eroina killer, arrestati i due pusher

L'uomo era stato trovato senza vita nella sua auto. Il Riesame dà la colpa agli spacciatori: la droga era tagliata male

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MASSA. Quella dose di eroina «verosimilmente» era stata tagliata male, con l’aggiunta di un qualcosa che ha scatenato la reazione letale che ha strappato la vita ad Andrea Salvadori. Quel verosimilmente lo ha scritto il tribunale del riesame di Genova - e lo ha avvallato anche la cassazione - accogliendo la richiesta di carcerazione del sostituto procuratore Alessandra Conforti per una coppia di fidanzati pusher: Andrea Tesconi, 38 anni, e Ilaria Donati, 35 anni. L’uomo è finito nel carcere di Massa, la donna invece si trova ai domiciliari. La custodia cautelare non era stata ritenuta necessaria dal gip del tribunale di Massa Antonia Aracri, ma nel suo ricorso il pm ha chiesto una perizia supplementare al medico legale Maurizio Ratti. Ed è quello che ha scritto il dottore, insieme ai riscontri trovati dal nucleo operativo dei carabinieri, che ha convinto i giudici del capoluogo ligure a ribaltare la decisione della collega apuana.

La vicenda. Salvadori era stato trovato senza vita il 16 giugno del 2014 nella sua Volkswagen Golf grigia in un parcheggio, nel cuore di Marina, dietro la chiesa dei Servi di Maria. Nonostante il via vai di persone la vettura con il cadavere era rimasta lì due giorni senza che nessuno di accorgesse di nulla. Nell’abitacolo c’era una siringa sporca di sangue e una borsa da donna. Quest’ultima all’inizio sembrava la soluzione del caso, invece si è rivelata una falsa pista. O meglio la proprietaria aveva passato la notte insieme a Salvadori e a un altro uomo dando vita a una sorta di festino a base di sesso e cocaina. Il terzetto si era congedato la mattina seguente, pero. E Andrea stava bene.
La dose killer. Salvadori però non ne aveva abbastanza e quindi salutati i due amici chiama Tesconi (i due avevano contatti settimanali): la telefonata è l’ultima che fa l’uomo con il suo cellulare. Va a casa del pusher e acquista l’eroina. È l’ultima dose che comprerà perché la sua vita sta per finire. In auto si inietta lo stupefacente in vena. Secondo il medico legale Ratti è questa dose e non la cocaina a stroncargli la vita perché viene assimilata. E perché è tagliata male. 
 
I due pusher. Tesconi e Donati avevano un giro di affari impressionante. Poca droga per volta ma senza soluzione di continuità. Grammi venduti a ciclo ininterrotto a ragazzi che usufruivano perfino del divano della coppia per farsi. Anche perché lui (la mente) era ai domiciliari. Ilaria (il braccio), barista che nel frattempo ha perso il lavoro, aveva il compito di portare i tossicodipendenti fino alla porta di casa. In due mesi di indagini i carabinieri del nucleo operativo hanno contato novecento dosi di eroina vendute ad altrettanti clienti. Di questi i militari ne hanno fermati e segnalati alla prefettura cinque, l’ultima una giovane operaia. Da qui le manette ai polsi dei fidanzati pusher scattate a settembre, che dopo il passaggio dal gip erano state trasformate in custodia cautelare in casa. Una decisione che non aveva trovato d’accordo il pm Conforti, che riteneva i due responsabili - almeno in parte - del decesso di Salvadori. Il supplemento di indagine, un paio di telefonate intercettate dove si sente Tesconi commentare la morte di Andrea, le nuove prove da produrre. A pesare è quello che scrive Ratti nelle sue conclusioni: «Decesso è dovuto all’eroina».

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