Il Tirreno

“False” ricevute fiscali: ecco i trucchi di Apuafarma

 “False” ricevute fiscali: ecco i trucchi di Apuafarma

A chi pagava in contanti veniva rilasciato uno stampato senza valore fiscale così in 7 anni si è creato un ammanco di 400.000 euro nei bilanci dell’azienda

2 MINUTI DI LETTURA





CARRARA. Nessuna ricevuta con valore fiscale, ma solo una stampa del servizo erogato: è quanto ricevevano ad attestazione del pagamento gli utenti di Apuafarma che usufruivano del servizi cimiteriali e pagavano in contanti. Sono i nuovi particolari sulla vicenda degli ammanchi in Apuafarma su cui la Procura ha aperto un’inchiesta per individuare i responsabili del buco valutato attorno ai 400.000 euro.

Secondo fonti interne all’azienda, i due dipendenti accusati di aver fatto sparire quella bella somma di 400.000 euro in 7 anni, rilasciavano agli utenti a cui veniva fornito il servizio cimiteriale la stampa cartacea dell’ “ordine”, cioè un documento senza alcun valore fiscale. In base a questa ricostruzione, al cittadino che si recava presso Apuafarma per una prestazione, veniva consegnato un foglio, con riportato il costo del servizio richiesto: informazioni, contenute e salvate anche nel sistema informatico dell’azienda e che quindi potevano ben apparire, agli occhi dei cittadini. come un atto di regolare contabilizzazione.

Secondo questa ricostruzione l’illecito scattava al momento del pagamento e solo per chi saldava in contanti: gli utenti non ricevevano né fatture né scontrini. Difficile stabilire in questa fase se fossero gli stessi responsabili della truffa a spacciare la stampa dell’ordinativo per una ricevuta fiscale o se, semplicemente, i cittadini siano caduti nell’inganno perché rassicurati dal fatto di essersi rivolti a un’azienda del municipio. Fatto sta che i servizi venivano effettivamente pagati ma senza il rilascio di alcun documento fiscale. Il trucco valeva solo per gli utenti che pagavano in contanti e non per chi lo faceva tramite assegno, bonifico o gli altri sistemi tracciabili. E, forse, anche la sproporzione nelle modalità di pagamento dei servizi, con una insolita preponderanza di assegni e bonifici, avrebbe potuto suonare come un campanello d’allarme per i responsabili dei bilanci di Apuafarma: nei conti della partecipata infatti risultano pochissimi pagamenti in contanti proprio perché queste procedure non venivano registrate. Effettuando un incrocio anche a scadenza mensile fra i dati relativi agli ordinativi e quelli della contabilità, dunque, il trucco sarebbe stato probabilmente scoperto prima.

Cinzia Chiappini

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web