La manifestazione
Mille al centro accoglienza
E lì due anziane sorelle si rincontrano e chiacchierano dopo tanto tempo
CARRARA. CarraraFiere, macchina organizzativa senza sbavature: un migliaio di evacuati ospiti del polo fieristico, accolti con bevande calde e 1.800 posti a sedere, hanno atteso dalle 8,30 alle 12.30 il via libera per il rientro a casa. Un’attesa lunga ma serena, incubo sciacallaggi a parte.
Nel piazzale interno è stato allestito un ospedale da campo dove sono state ricoverate 35 persone e un Pronto Soccorso, con due accessi nel corso della mattinata. Quattro lunghe ore di attesa, preoccupati più degli sciacalli che di una possibile esplosione, divisi in piccoli gruppi per tenersi compagnia tra vicini di casa e condòmini, ospiti di una macchina dell’accoglienza che questa volta ha superato a pieni voti una prova impegnativa, forse anche più di quella affrontata nei giorni dell’alluvione. Sì perché le persone che ieri mattina hanno deciso di attendere il via libera per il rientro a casa a CarraraFiere sono state molte di più di quelle ospitate nei giorni immediatamente successivi l’alluvione: amministrazione comunale, protezione civile, forze dell’ordine, Asl1 e volontari avevano predisposto un grande punto di accoglienza, con 1800 posti a sedere e un ospedale da campo, con tanto di Pronto Soccorso. E saranno stati i 10 giorni intensissimi di preparativi oppure l’esperienza accumulata con 3 alluvioni in 4 anni o ancora la voglia di dimostrare che anche in una città “problematica” come Carrara, ogni tanto, qualcosa funziona, ma questa volta non si è registrata nessuna sbavatura e poche, pochissime lamentele. Un risultato non scontato, come ha detto al termine dell’operazione il sindaco Angelo Zubbani. Soprattutto perchè tra le persone arrivate a CarraraFiere dalle 8,30 di ieri mattina, c’erano famiglie con bambini, persone con animali domestici, stranieri e tantissimi anziani: a tutti è stato trovato un posto a sedere, è stata offerta una bevanda calda e rivolta una parola premurosa da parte dei tantissimi volontari che hanno avuto un ruolo determinante nella riuscita dell'operazione.
In mezzo a questa “folla”, anche persone bisognose di un’assistenza particolare, per i motivi più disparati: tra coloro che hanno trascorso la mattinata a CarraraFiere c’era anche Gina Pantera, residente di via Filattiera, di anni 98. Quando la figlia le ha ricordato che sarebbero state evacuate, lei ha commentato: «Mi sembra di essere tornata in tempo di guerra, quando scattava il coprifuoco».
E se questa 98enne avenzina è forse l’ospite più anziana, uno dei più giovani è sicuramente il piccolo Ryan, di appena due mesi: «È stata una mattinata impegnativa, è dalle 2 che sono sveglia...»racconta la sua mamma, Selvaggia Giromini, residente di via Brigate Partigiane. Ma tra gli evacuati c’è anche qualcuno che, genitore lo diventerà solo tra qualche mese e che ha quindi vissuto con particolare ansia questa mattinata: è il caso di Giada Ariolo e Abdel Rahim Zaki, due giovani avenzini, in attesa di un bimbo che nascerà a giugno. «Lei è in ansia, spero non faccia male al bambino» racconta il futuro papà. Ma il vero tarlo degli “ospiti” di CarraraFiere è stata la paura degli sciacalli: pochi, pochissimi hanno temuto che l’operazione di spolettamento potesse andare male mentre, quasi tutti hanno trascorso l’attesa con il pensiero rivolto alle proprie abitazioni, vuote, con le finestre aperte, in un quartiere deserto. Ma spostandosi solo di qualche metro il timore dei ladri sembrava affievolirsi, quasi svanire: sotto le tende dell’Ospedale da campo allestito da Asl1 e Protezione Civile le preoccupazioni erano ben altre. Qui sono arrivate infatti 35 persone con problemi di salute che richiedono un’assistenza specialistica e continua: trasportati in ambulanza, qualcuno già dalla serata di sabato, hanno trovato ad accoglierli 20 operatori sanitari tra medici e infermieri.
Adiacente l'ospedale è stato allestito anche un Pronto Soccorso dove, nel corso della mattinata, si sono registrati due accessi: un signore assistito per un trauma da caduta mentre passeggiava con il cane e un anziano con una patologia respiratoria che ha accusato un malore mentre accompagnava la moglie ricoverata. Sotto le tende dell’ospedale è stato svolto il lavoro più delicato, anche in questo caso, stando ai racconti dei famigliari dei pazienti, tutto ha funzionato alla perfezione.
E c’è chi, sotto queste tende, ha potuto ritrovarsi dopo tanto tempo: si tratta delle sorelle Augusta e Ivonne Castagnini, rispettivamente di 90 anni e 87 anni.
Abitano a pochi metri di distanza l’una dall’altra e fino a un anno fa Ivonne riusciva a far visita ad Augusta, costretta a letto dalla malattia. Poi anche la più giovane, a causa di una gamba rotta, non è più stata in grado di spostarsi e anche quei pochi metri di distanza sono diventati insuperabili: ieri mattina, “grazie” all’evacuazione, hanno potuto rivedersi. «È stato il risvolto positivo di questa evacuazione, insieme all’accoglienza e alla macchina organizzativa davvero impeccabile» hanno commentato i parenti.
Grazie a quella bomba, sganciata su Avenza quando loro erano poco più che bambine, Augusta e Ivonne hanno potuto così trascorrere una mattinata insieme, nella stessa stanza e con i letti vicini: quasi un balzo indietro nel tempo, lungo settant’anni.
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