Il Tirreno

È il momento degli artificieri

di Cinzia Carpita
È il momento degli artificieri

Gli uomini che resteranno soli a fermare il pericolo che incombe da 70 anni

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CARRARA. Il capitano del secondo Reggimento del Genio Pontieri di Piacenza, Pietro Pace, arriva nel primo pomeriggio in via dei Ferrovieri a Nazzano. E’ la vigilia della maxi evacuazione, un sabato di fine febbraio che diciassettemila persone si ricorderanno per sempre: perché centinaia di famiglie carraresi hanno dovuto prepararsi al grande esodo, quello odierno, ordinato dalla Prefettura e dal sindaco Angelo Zubbani. Un’”operazione primo marzo”: via tutti dalle case entro le 8,30 in un raggio di 1.800 metri dall’ordigno che dalla seconda guerra mondiale, cioè da una settantina di anni, giaceva silente sotto circa un metro di terra, finché il 4 febbraio scorso la benna di un escavatore durante lavori presso il ponte ferroviario sul Carrine, a Nazzano-Avenza, ne ha rilevato la pericolosa presenza. Tanto pericolosa, perché ad alto potenziale esplosivo, da far scattare un imponente piano di evacuazione.

La bomba è stata coperta con una cassa di legno, ricoperta da un telo e poi da sabbia. E sorvegliata 24 su 24 da polizia, carabinieri, polizia municipale.

Ieri sul luogo della bomba erano in corso le operazioni propedeutiche allo spolettamento. L’ordigno bellico dopo il ritrovamento e la prima ricognizione degli artificieri del Genio Pontieri di Piacenza, effettuata il 9 febbraio, è stato destinato a passare a miglior vita: disattivazione sul posto, il trasporto alla cava del Monte Porro ad Aulla, il suo brillamento. Il ritrovamento ha imposto questa considerazione alle autorità: il rischio esplosione con effetti dannosi per l’ambiente circostante nel raggio di 1.800 metri, può diventare zero solo grazie alla professionalità degli artificieri.

Primo marzo. In una manciata di ore ma frenetica per il territorio, l’attesa del cessato allarme.

Flash-back: sabato 28 febbraio. Sono le ore 15. Il capitano Pace si avvicina al bordo dell’area in cui c’è la bomba coperta, dentro uno scavo a poche decine di metri dai binari su cui i treni passano lentissimi per motivi di sicurezza. Una ruspa scansa piano piano la sabbia intorno, la bomba viene preparata per il dispolettamento del primo marzo.

Pace soprintenderà alle operazioni di disattivazione: «Sul posto ci saranno quattro operatori. Il capo nucleo primo maresciallo Antonio Pinto, il sergente maggiore Gianfranco Barraco, il sergente Matteo Mariotti e il caporalmaggiore capo Luigi Di Lallo. Posizioneranno il dispositivo sulla spoletta». Ma le spolette sono due: «Una, quella anteriore, non è armata, mentre quella posteriore è più pericolosa in quanto è da considerare armata».

Spiega che gli artificieri attiveranno il meccanismo a distanza stando a qualche centinaio di metri: per rendere inoffensiva la spoletta.

Trattandosi di una bomba di aereo di nazionalità americana, si seguono le normative Nato: proprio gli americani sperimantarono il raggio di effetto della deflagrazione di un ordigno dei quel tipo, da 500 libbre di tritolo. La detonazione può far schizzare le schegge fino a 1.800 metri. Lo stesso raggio di sicurezza stabilito per l’evacuazione della popolazione in un’area compresa fra lo stadio e via Marco Polo e fra il Lavello-Nazzano e località Baudone.

Ieri pomeriggio sul posto c’erano anche agenti della polizia municipale di turno per la sorveglianza del sito, e tecnici del Comune per concordare alcuni dettagli relativi in particolare alla pista dietro le case di via dei Ferrovieri, per trasportare via la bomba una volta dispolettata. L’ordinanza della Prefettura ha disposto che l’ordigno, disarmato, venga scortato dalla polizia stradale di Massa Carrara, dai vigili del fuoco e da un’ambulanza della Cri militare, fino alla cava dismessa del monte Porro, percorrendo l’autostrada dal casello di Carrara a quello di Aulla. Sul percorso non sono state previste interruzioni del traffico, in quanto come ha spiegato il prefetto dottoressa Giovanna Menghini, si tratterà di trasportare una bomba disattivata, solo un involucro metallico con l’esplosivo da far brillare in situazione di sicurezza. C’è un’apposita ordinanza emessa dal sindaco di Aulla, Silvia Magnani.

Il tramonto ieri è calato per l’ultima volta, sul giaciglio di quella bomba che ha fatto paura a chi la vide scendere dal cielo oltre settant’anni fa. E che ha resuscitato immagini di guerra in chi l’ha vissuta. Che secondo molti, visto che non è esplosa in tutto questo tempo neppure al passaggio dei treni veloci, magari non era più pericolosa. Un ferro arrugginito, così qualcuno l’ha definita. Scetticismo? Esorcismo? Voglia di non evere più paura? (Perché la gente di Carrara, di bombe, in tutti i sensi, sarebbe anche stanca: dall’ultima bomba d’acqua che ha gonfiato il Carrione con il crollo devastante del muro d’argine il 5 novembre 2014, all’ordigno bellico affiorato proprio vicino al fiume). Ma quella spoletta armata non ha lasciato scelta alle istituzioni. Ed è venuto il giorno della grande evacuazione.

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