Italia
Annientata la bomba che ha fatto evacuare 17.000 persone
Carrara, case e strade deserte. Il grande silenzio prima dell'annuncio delle 12:02: spolette disattivate. L'ordigno fatto brillare nel ricordo di tutte le vittime dei bombardamenti della seconda guerra mondiale
Tutto sull'evacuazione: ferrovie, strade e autostrade bloccate
CARRARA. «Attenzione... Attenzione. Protezione civile. Lasciate al più presto la zona!». Megafoni, sirene, all’alba, per le strade di una Carrara buttata giù dal letto di domenica. Per la maxi evacuazione. I giovani di oggi che la guerra non l’hanno fatta e non l’hanno vissuta, devono averlo immaginato così l’allarme che scattava durante il secondo conflitto mondiale. Ma i più anziani, devono avere sentito un brivido lungo la schiena e rivissuto i momenti in cui al suono delle sirene correvano fuori di casa a rifugiarsi da ciò che cadeva micidiale dal cielo. Sempre colpa delle bombe: allora come questa volta. La guerra, ha lasciato la sua scia nella frazione di Avenza e adiacenze, costringendo 17.000 persone ad abbandonare le loro case, nella domenica del primo marzo 2015. Non frettolosamente, come avveniva 70 anni fa, ma obbligate con preavvisi dall’ordinanza del sindaco Angelo Zubbani e del prefetto Giovanna Menghini. Perché una bomba d'aereo americana da 500 libbre ad alto potere esplosivo, sganciata da uomini 70 anni fa con scopo distruttivo, doveva essere resa innocua, oggi, da altri uomini, quelli dell’Esercito italiano, che hanno compiuto missioni di pace in Kosovo, in Afghanistan.
L'alba dell'evacuazione. Lungo il filo rosso delle guerre, in uno scenario che fa rimbalzare il presente nel passato, la mattinata della grande evacuazione, comincia alle 6 per la protezione civile e le forze dell’ordine, è segnata dalle 8,30 come orario entro il quale i cittadini devono “andarsene”dalla zona di sgombero, e finisce per tutti alle 12,02 quando anche la seconda spoletta dell’ordigno bellico viene disattivata. E partono gli avvisi radioe telefonici del cessato allarme e l’autorizzazione a rientrare nelle case. Ma dentro queste sei ore c’è l’odore della passata guerra, e la desertificazione “a scoppio ritardato”, di una parte grande di territorio in un raggio di 1.800 metri dal punto in cui il 4 febbraio scorso la benna di un escavatore urta ignara la bomba inesplosa, rimasta lì per circa settant’anni silente, sotto un metro di terra, a pochi metri dai binari della stazione ferroviaria di Carrara-Avenza da una parte, e dall’altra ad altrettanti pochi metri dalle vecchie palazzine delle Ferrovie dove c’erano uffici e spogliatoi per il personale e dove ora vivono una decina di famiglie. Le più vicine alla bomba. Famiglie che non dormono la notte, come tante altre a Carrara quando il fiume Carrione si ingrossa, esonda, oppure, come avvenuto il 5 novembre 2014, sfonda un muro d’argine ed è il disastro per attività produttive e case.
La bomba e il fiume. A quella paura del fiume, se n’è aggiunta un’altra: della bomba. Così, il fiume che attraversa Carrara dalle Apuane al mare, è diventato carnefice e salvatore in un certo senso: perché la bomba è affiorata dagli scavi per la realizzazione della terza campata del ponte ferroviario, la quale dovrà consentire un migliore deflusso delle acque in caso di piena. La benna dell’escavatore il 4 febbraio urtato l’ordigno, graffia l’involucro metallico, proprio a pochi millimetri da una delle due spolette. Se l’avesse toccata? Il 9 febbraio gli artificieri del Genio Pontieri di Piacenza sono sul posto. Valutano la natura della bomba altamente pericolosa, con quei 250 chili di tritolo e le due spolette armate. Una desta maggiori preoccupazioni. Lì vicino c’è la ferrovia. Scattano le misure si sicurezza, vertici in Prefettura a Massa, in Comune a Carrara. Si stabilisce il raggio di evacuazione.: 1.800 metri L’operazione è imponente, senza precedenti a Carrara.
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Tutti via. E siamo al primo marzo. Albeggia, un cerchio aperto con il passato, per via di quella bomba, si chiude. Come la circonferenza disegnata sulle cartine che segnano la zona rossa. Tutto pronto: gli artificieri, e oltre 500 persone fra protezione civile, volontariato e forze dell’ordine. Un territorio presidiato (anche contro il rischio sciacallaggio, perché molta gente è restia a lasciare le case, avendo più paura dei ladri che della bomba). «Attenzione... Attenzione. Protezione civile. Lasciate al più presto la zona». E' il cerchio della storia. Alle 7,30 ci sono ancora molte auto parcheggiate lungo le strade, e gente che esce a far fare la passeggiata igienica ai cani. Ci sono negozi di alimentari aperti, e alcuni clienti che fanno la spesa. «Ma poi vado via», dice una signora. «Anche io – dice un uomo con il cane al guinzaglio». C’è chi si avvia verso le fermate dei bus navetta dislocate in tredici punti dell’area rossa. I bus gratuiti portano tutti al padiglione di Carrarafiere a Marina di Carrara dove c’è anche l’ospedale da campo della protezione civile regionale allestito per accogliere un centinaio di persone, individuate dall’Asl, che necessitano di assistenza. I 1.800 posti a sedere preparati a Carrarafiere si riempiono velocemente, i volontari forniscono colazioni, aiutano tutti. Verso le 8,30 le strade cominciano a svuotarsi, di gente e di auto. Comincia la desertificazione, innaturale. Cessa ogni rumore, in giro ci sono solo i mezzi della protezione civile e delle forze dell’ordine. Passa un treno, ma dalle 11 non ne passeranno più, e neanche veicoli sull’autostrada A12 fra i caselli di Carrara e di Massa, durante le operazioni di dispolettamento. Case e palazzi con le persiane abbassate. Sul viale principale che unisce Carrara al lungomare lo sguardo si perde fino all’orizzonte senza incontrare ostacoli. Non c’è proprio più nessuno. Anche nelle altre strade. Una città abbandonata, solo silenzio. Roba da film, eppure è realtà.
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Il disinnesco. Ma altrove, c’è movimento: nella sala comunale dell’unità di crisi, con il prefetto e il sindaco. E attorno alla bomba dove tre artificieri sono pointi a compiere la delicata manovra manuale per applicare il dispositivo di svitamento alle due spolette, allontanarsi di 250 metri, attivare il congegno e rendere innocua la bomba.Ma prima deve passare l’ultimo treno della mattina, quello delle 11,08 proveniente da Bergamo, che di domenica è sempre affollato. Arriva poco dopo e si allontana. Scatta alle 11,25 il via libera per gli artificieri e nella sala dell’unità di crisi scende il silenzio dell'attesa; unito al silenzio radio della protezione civile (per non disturbare le comunicazioni fra i pontieri coordinati dal capitano Pietro Pace e dal tenente colonnello Claudio Fagioli), e al silenzio di case e strade. Alle 12.02 viene comunicato l’avvenuto dispolettamento.
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Tutti tirano un sospiro di sollievo e il sindaco ringrazia la città per la grande collaborazione. Va a salutare gli artificieri. I presidi agli accessi della zona rossa vengono tolti. Alle 12,20 partono gli avvisi radio e telefonici per il controesodo. Mentre la bomba scortata in autostrada arriva nel pomeriggio fino alla cava del monte Porro di Aulla dove viene fatta brillare. Così Carrara dopo le bombe d’aqua che hanno fatto tanti danni, ha sperimentato anche la minaccia della bomba inesplosa. Anzi,esplosa dopo 70 anni, ma a chilometri di distanza in una buca fatta apposta per seppellircela e farla brillare. C’era scetticismo in molti carraresi sulla pericolosità di quell’ordigno d’aereo inficcatosi sottoterra e rimasto lì dalla guerra. Ma quella spoletta sfiorata dalla benna ha raccontato un’altra storia agli artificieri. L’avere annientato quella bomba non ha certo pareggiato i conti con le sue “sorelle” che seminarono morte. Ma ha un sapore dolce.
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LA CRONACA DELLA GIORNATA
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