Sicurezza
L’Asl non fa il prelievo ma lo fa pagare
La paziente si fa togliere il sangue da un’amica, ma l’azienda lo addebita insieme ai costi dell’analisi
MASSA. Doveva fare gli esami del sangue così, per non perdere una mattinata di lavoro, si è fatta fare il prelievo dalla vicina di casa che di lavoro fa l’infermiera. Ma alla consegna dei flaconcini di sangue al Cup le viene addebitato anche il costo del prelievo di 4 euro.
A rendere nota la vicenda è la stessa infermiera che dice di essere «consapevole che situazioni analoghe si verificano molto spesso». Si è quindi appellata al Comitato di salute pubblica di Massa, che da tempo porta avanti una battaglia contro i ticket sanitari e denuncia: «Mi appello ai cittadini - dice - perché facciano altrettanto. In veste di infermiera - racconta - mi sono offerta di prelevare il sangue alla mia vicina di casa per poi recarmi io stessa a consegnare le provette al distretto sanitario.
Arrivata al distretto verso le 9 ho avuto conferma che la decisione che avevamo preso era stata la migliore, visto che c’erano circa sessanta persone davanti e la mia vicina avrebbe perso sicuramente una giornata di lavoro». Alla consegna della ricevuta però la donna vede che tra la voci c’è anche “prelievo venoso”: «Ho chiesto spiegazioni dal momento che il prelievo del sangue era stato eseguito da me. Non capivo perché fosse stato addebitato il costo di un servizio non eseguito - continua - Purtroppo, ho scoperto che quelle sono le direttive del Cup».
Immediata la reazione del Comitato, che parla di «escamotage dell’Asl per coprire il (vecchio ndr) buco di bilancio. Pagare 4 euro per un servizio che non è stato erogato (e anche se fosse stato erogato si tratta di un’ingiustizia di ugual misura) - si legge in una nota - è l’ennesimo escamotage per far pagare ai cittadini un buco di oltre 400 milioni di euro che non sono stati di certo loro a creare, oltre a far pagare loro tutte quelle politiche di tagli e restringimenti in ambito sanitario imposte da Governi, Regioni e amministrazioni comunali».
Il servizio erogato, inoltre, secondo il Comitato, «è qualitativamente scadente, ma non di certo per la professionalità del personale medico, infermieristico e sanitario impiegato - ci tengono a precisare - È evidente come tutte queste figure dovrebbero essere numericamente incrementate. Le condizioni oggi, impongono di assumere personale, perché è inaccettabile dover attendere ore per effettuare gli esami del sangue. Se ci fosse un numero più alto di infermieri - prosegue la nota del Comitato - si risparmierebbe da una parte il loro massacro (per eccesso di lavoro) e dall’altra si offrirebbe un servizio sicuramente migliore». Il Comitato invita quindi i cittadini a rivolgersi allo sportello di via San Giuseppe Vecchio 98 per «denunciare, informarsi e auto-organizzarsi perché un diritto perso è difficile da riconquistare».
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