Proteste
Niente scuola a leucemico per i ritardi di Telecom
La società condannata in Tribunale: doveva attivare uno speciale servizio che avrebbe permesso al ragazzo di partecipare alle lezioni da casa
MASSA CARRARA. Era affetto da leucemia linfoblastica acuta e non poteva uscire di casa. Così la mamma per non fargli perdere la scuola (doveva andare in quinta elementare) decise di inserirlo nel progetto “servizio istruzione domiciliare” proposto dalla scuola a cui era iscritto nella nostra provincia.
Con il servizio Alice Viva Voce di Telecom infatti il bimbo avrebbe potuto seguire le lezioni e interagire direttamente con la classe. Ma così non è andata, perché Telecom ha tardato sedici mesi per attivare il servizio e adesso dovrà risarcire la famiglia di 20 mila euro più le spese processuali.
Lo ha deciso il tribunale di Massa che ha considerato la società «gravemente inadempiente – così si legge nella sentenza – rispetto all'obbligazione contrattuale assunta». Gravemente, per due motivi. Anzitutto perché la società sarebbe stata in ogni caso «tenuta in forza del solo titolo contrattuale ad un corretto e puntale adempimento dell'obbligazione assunta», ossia all'installazione entro i termini pattuiti della linea telefonica e del servizio richiesto «fossero stati o meno questi ultimi– continua il giudice, Sara Farini – necessari futili esigenze di svago».
Ma ancora più grave per il fatto che questo disservizio ha provocato un «danno esistenziale» al bimbo perché gli ha «compromesso la piena realizzazione del suo diritto fondamentale all'istruzione». Una piccola vittoria quindi di un semplice cittadino contro le intoccabili multinazionali, come se ne sentono poche.
«Nel tentativo di conciliazione – fa sapere l'avvocato della mamma, Leonardo Angiolini – la società aveva proposto di chiudere il caso con un risarcimento di 1.500 euro. È lì che abbiamo deciso di andare avanti».
Era il 2009 quando venne diagnosticata la malattia al bimbo (che quest'anno diventerà maggiorenne). Un tumore maligno relativamente raro negli adulti, ma che rappresenta il 75 per cento di tutti i casi di leucemia infantile. La madre chiese immediatamente a Telecom di attivare una nuova linea telefonica e, su quella, il servizio Alice Viva Voce in modo che il figlio potesse essere virtualmente in classe.
Sono passati sedici mesi prima che Telecom attivasse la linea telefonica e altri mesi ancora per avere il servizio internet. A ogni sollecitazione della madre, la risposta della società era: “difficoltà tecniche eccezionali”.
Una risposta «insoddisfacente» per il tribunale di Massa, che ha quindi condannato la società a risarcire la madre (dal momento che il figlio è ancora minore). «In altre parole – spiega l'avvocato – Se Telecom avesse indicato quale fosse il problema e quanto tempo avrebbe impiegato a installare il servizio, la madre avrebbe potuto cercare un altro gestore. E invece rispondeva genericamente rimandando ogni volta a data incerta».
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