La protesta
Lesioni alla vigilessa, Palazzo civico chiede i danni all’imputato
L’episodio durante una manifestazione per il 25 aprile Il Comune vuole essere risarcito per l’assenza dell’agente
MASSA. Tutto inizia con una manifestazione antifascista: un gruppo di ragazzi, in vista del 25 aprile, sta affiggendo manifesti sotto il Comune.
Ma lì i manifesti non ci possono stare: a ricordarlo arrivano i vigili urbani. Ne nasce un diverbio e una vigilessa finisce all’ospedale per farsi medicare un dito. Una lesione che le costa l’assenza dal lavoro per 45 giorni.
Per quell’episodio adesso è a processo Marco Lenzoni, all’epoca dei fatti segretario provinciale dell’Asp (associazione solidarietà proletaria). Il pubblico ministero gli contesta lesioni (guaribili in più di 30 giorni) e resistenza a pubblico ufficiale. Secondo l’accusa a causare problemi al dito alla vigilessa è stato proprio Lenzoni: l’agente - questa la tesi accusatoria - rimuove lo striscione affisso dove non consentito, lo arrotola e lo mette sotto braccio per portarlo in auto, Lenzoni- sempre secondo il pubblico ministero - raggiunge la vigilessa e per strappargli il manifesto della discordia le fa male ad un dito. Completamente diversa la ricostruzione dei testimoni della difesa: lo striscione è ancora affisso - riferiscono in aula al giudice Fabrizio Garofalo - Lenzoni vuole che rimanga affisso e lo trattiene al muro, la vigilessa, invece, lo tira perchè sia rimosso e - è la tesi difensiva - così facendo, si ferisce al dito.
Nella vicenda si inserisce anche il Comune: rappresentato dall’avvocato Matteo Bertucci, decide di costituirsi parte civile (si è costituita anche la vigilessa) e chiede a Lenzoni un risarcimento per i danni subìti. Il primo di quei danni - spiega Palazzo civico - è l’assenza della vigilessa dal lavoro per 45 giorni, costretta a rimanere a casa per curarsi il dito. Non solo: l’amministrazione contesta anche il danno a carico del corpo della polizia municipale per aver «leso e danneggiato la sicurezza e la libertà d’azione dei vigili e per aver impedito all’ente (il Comune ndr) di assicurare la corretta gestione e il corretto utilizzo dello stesso corpo di polizia municipale».
Lunedì il giudice ascolterà l’ultimo testimone della difesa, quindi deciderà se accogliere la tesi difensiva o quella accusatorio. La prossima è, infatti, l’udienza al termine della quale sarà pronunciata la sentenza.
Chiara Sillicani
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