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Summer nights a Pontremoli, “Lady truffa” incastrata da una fotografia

Chiara Sillicani
Il cartellone di Summer nights
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Il cartellone di Summer nights

Uno scatto inviato alla Fondazione Carnevale conferma che si tratta di Cristina Ponzecchi
La donna, infatti, ha colpito anche a Viareggio: ora è a processo con l’ex socio della Gio &Giò

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PONTREMOLI. È il 2011 e la crisi già morde. Così quando alla società Vama Service arriva la proposta di un mega lavoro a Pontremoli, i titolari qualche dubbio ce l’hanno. Poi si guardano intorno e vedono che nella realizzazione del Summer Nights festival sono impegnati nomi importanti e professionisti rinomati: avvocati, consulenti del lavoro, gente che conta nel mondo dello spettacolo. E c’è la collaborazione del Comune. Insomma, la cosa sembra pensata e i due titolari della società di allestimento tecnico dicono sì e tirano fuori soldi (100.000 euro) e uomini. A loro tocca realizzare i palchi, sistemare le luci e garantire la migliore delle direzioni artistiche. Salvo poi scoprire che è tutto un flop, che di Gino Paoli o Gloria Gaynor (questi due degli artisti in cartellone) a Pontremoli non c’è neppure l’ombra: ora i soci della Vama Service quanto accaduto nell’estate del 2011 lo raccontano, da testimoni, in un’aula di tribunale (non si sono costituiti parte civile nel processo).

Alla sbarra ci sono Jhon Galli e Cristina Ponzecchi (alias Noemi Giomi), titolari all’epoca dei fatti della Giò&Giò, la società che ha organizzato - e presentato in pompa magna a Milano - il Summer Nights. Un festival che avrebbe dovuto portare a Pontremoli nomi internazionali, peccato, però, che soltanto Irene Fornaciari sia salita sul palco. Di altri artisti non se ne sono visti. Nè sono arrivati i soldi a chi ha lavorato all’organizzazione degli eventi, tra cui la stessa Vama Service.

Il m26 febbraio, in aula, di fronte al giudice Cristina Ponzanelli, sono proprio i titolari della società di allestimento, chiamati a testimoniare dall’accusa, a raccontare la loro odissea per essere pagati: «Avremmo dovuto ricevere un primo bonifico che non è mai stato accreditato, ci è stato detto che c’erano problemi tecnici in banca. Quindi ci sono stati dati degli assegni, ma soltanto il primo, dell’importo di 20mila euro, era coperto». E lì arrivano le perplessità: la società Giò&Giò propone anche, non avendo liquidità, di pagare con un’automobile, ma l’Audi A1 alla Vama non viene mai consegnata (particolare questo che emerge in aula, ma non è nel capo di imputazione). I due soci di Vama cominciano a sentir puzza di bruciato: «Noemi Giomi (loro conoscono con questo nome Cristina Ponzecchi) millantava conoscenze importanti, sosteneva di aver lavorato in Rai e per società romane del mondo dello spettacolo». Loro, però, vogliono vederci chiaro e fanno qualche ricerca su Internet, così scoprono che una truffa simile a quella pontremolese è stata messa a segno anche a Viareggio (lì Cristina Ponzecchi aveva promesso di portare in concerto Claudio Baglioni ndr): «Anche in quel caso era coinvolta una donna - riferisce uno dei soci della Vama in aula - ma il nome era diverso, abbiamo comunque voluto andare fino in fondo». Contattano quindi - questa la ricostruzione emersa in udienza - la fondazione Carnevale e inviano una foto di Noemi Giomi: «È così che abbiamo scoperto tutto, ci è stato detto che, nonostante il nome diverso, la donna era la stessa». Scattano quindi le denunce e parte l’inchiesta.

Del resto Cristina Ponzecchi è nome noto in Toscana tanto da essersi guadagnata l’epiteto di “Lady Truffa”: in Versilia nel febbraio 2005 si presenta ai titolari di un noto ristorante e racconta di essere un sostituto procuratore. Pranzi e cene: è stata condannata ad un anno e due mesi per millantato credito, sostituzione di persona e truffa. Un anno dopo, un’altra condanna: questa volta a Prato dove si è spacciata per commercialista, ma anche avvocato. Poi è toccato a Pontremoli.

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