Il Tirreno

Fermato con un coltello va in ospedale poi sparisce

di Alessandra Vivoli
Fermato con un coltello va in ospedale poi sparisce

L’uomo era stato bloccato dai vigili in piazza Betti con la lama sotto la maglietta È a processo per possesso improprio di arma ma ha fatto perdere le sue tracce

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MARINA DI MASSA. Lo avevano fermato in piazza Betti, nel luglio di quattro anni fa. Si muoveva a fatica, in mezzo alla folla di turisti, un passo avanti, uno indietro. Una sosta nella panchina e poi tornava a deambulare, come fosse in un forte stato confusionale. I vigili urbani, in servizio in quella zona per i normali controlli estivi, si erano avvicinati per chiedergli cosa avesse e avevano visto che, dalla maglietta leggera, all’altezza della cintura dei pantaloni spuntava la lama di un grosso coltellaccio da cucina, perfettamente pulito.

A quel punto l’uomo, un trentacinquenne, alla vista degli agenti, si era messo a urlare e poi era scoppiato in un pianto dirotto. Fra i singhiozzi ripeteva solo una frase: «Voglio un medico».

A quel punto i vigili gli avevano chiesto i documenti e lui aveva esibito un certificato dell’Azienda sanitaria di Lodi in cui si attestava un’alterazione sensibile delle sue facoltà mentali. Era quindi partito l’allarme al 118 e l’uomo era stato portato in ospedale per gli accertamenti e le cure del caso. Ma a suo carico era partita anche la denuncia per possesso di arma improprio.

Adesso, per questa vicenda che risale a quattro anni fa, è in corso un processo davanti al giudice Tori, nel tribunale di Massa dove l’uomo fermato con il coltello in piazza Betti è difeso (d’ufficio) dall’avvocato Antonio Figaia. Nel corso della prima udienza il giudice aveva disposto una perizia psichiatrica a carico dell’imputato per verificare quali fossero allo stato attuale le sue condizioni mentali, visto che il documento in suo possesso e redatto dall’Asl di Lodi risale al 2011.

Ma il consulente del tribunale, il medico psichiatra Nencioni, non ha potuto portare a termine la sua perizia. Anzi non l’ha proprio neppure iniziata perché dell’imputato si sono perse completamente le tracce. Dalla ricostruzione effettuata dagli uffici giudiziari si sa che, prima dell’episodio avvenuto a Marina di Massa, l’uomo era stato in carcere. Poi più nulla, il buio, il vuoto assoluto. Nessuno è riuscito a rintracciarlo all’indirizzo comunicato al momento della denuncia. L’unica cosa che rimane è il certificato di Lodi, quello in cui si parla di personalità borderline, una malattia che avrebbe potuto nel corso del tempo acuirsi e dare luogo a un peggioramento delle sue condizioni mentali. E resta anche il fatto che il trentacinquenne sia stato rinvenuto in possesso di un’arma. Quindi in condizioni di pericolosità sociale.

Una situazione delicata della ora il tribunale sta cercando di venire a capo: ripartendo dal principio, ossia dal contattare l’azienda sanitaria di Lodi dove l’uomo ora sotto processo a Massa era stato refertato quattro anni fa.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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