Attenzione
Coltiva la marijuana e suo padre lo denuncia
Il ragazzo finisce in carcere poi viene condannato a nove mesi in primo grado Ma il giudice d’appello lo assolve: le piantine c’erano ma erano per uso personale
MASSA. In tribunale le storie di droga sono di casa. E su quelle storie le tesi accusatorie e difensive sono ormai consolidate: gli avvocati si appellano all’uso persona, i pubblici ministeri contestano lo spaccio. Così se il giudice di primo grado ritiene che l’imputato, un giovane massese di 21 anni, le sei piantine di marijauna le abbia piantate in giardino per spacciare e fare soldi, in appello le argomentazioni dell’avvocato Valter Mattarocci convincono: la prima sezione della Corte di Genova, infatti, assolve il ragazzo.
Se la storia fosse tutta qui sarebbe appunto una delle tante, finite in un’aula. C’è invece, un particolare che fa di questa vicenda giudiziaria un caso. Perchè il ventenne - ecco il particolare di cui dicevamo - finisce in manette perchè a denunciarlo è papa. È proprio il padre del ragazzo, nell’agosto del 2011, a bussare alle porte dei carabinieri e a chiedere che la Procura punti gli occhi su quelle piantine nella depandance della casa di famiglia. Certo i rapporti tra i due non sono idilliaci, padre e figlio litigano spesso, ma a muovere il genitore è la preoccupazione che il ragazzo finisca nel tunnel. Alla denuncia segue l’indagine, affidata al sostituto procuratore Federico Manotti e il 26 agosto del 2011 per il giovanescattano le manette (misura cautelare): i carabinieri trovano le 6 piante oltre a 135 grammi di foglie secche e alcuni semi, sempre di marijuana.
Il giorno successivo, nell’udienza di convalida, l’avvocato Mattarocci riesce ad ottenere la scarcerazione: niente cella, ma il giovane ha l’obbligo di firma. Ogni giorno, fino alla sentenza, deve presentarsi alla stazione dei carabinieri e firmare.
Il 30 gennaio del 2012 si pronuncia il giudice di primo grado: il pubblico ministero sostiene che il ragazzo abbia messo su una coltivazione estensiva, finalizzata allo spaccio. Il giudice Antonia Aracri sposa la tesi accusatoria e condanna il ventenne a 9 mesi di reclusione e 2.500 euro di multa. Con sospensione della pena e revoca dell’obbligo di firma (il giovane non va in carcere).
Ma l’avvocato Mattarocci non demorde e decide per l’appello: il suo assistito - questa la sua argomentazione più forte - non ha creato e gestito u una coltivazione estensiva, sei piante non sarebbero sufficienti per quello scopo. Ha, invece, deciso di diventare “coltivatore” per procurarsi marijuana senza essere costretto a frequentare ambienti poco rassicuranti, insicuri, che avrebbero potuto sottoporlo a pericoli.
L’argomentazione convince e il giudice di secondo grado assolve il giovane perché «il fatto non sussiste». Vicenda giudiziaria conclusa a tre anni e mezzo dalla denuncia del padre.
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