Sicurezza
Prostitute portate in caserma «Non abbiamo visto niente»
Interrogate una decina di donne: nessuna ha fornito elementi utili all’indagine Negli ultimi tempi tanti episodi che adesso verranno valutati attentamente
MASSA. Sono andati a cercarle una per una i carabinieri del nucleo operativo le colleghe della lucciola accoltellata la scorsa notte in viale Roma. E le hanno interrogate a lungo, perché sanno che tra di loro si sorvegliano sempre. Soprattutto quando ci sono clienti strani, che magari hanno già dato fastidio a qualcuna di loro. Tutte, una decina quelle torchiate, hanno detto la stessa cosa: «Non abbiamo visto niente, però se lo prendete ci fate un favore perché non possiamo lavorare con la paura di essere aggredite da un pazzo». Insomma, secondo loro non è stato un regolamento di conti, non è stato il gesto esasperato di qualcuno che voleva dare una lezione a una donna che non aveva accettato il consiglio dato. È qualcuno che è partito con l’intenzione di fare del male, forse voleva uccidere dato che ha affondato la lama all’altezza dei polmoni e all’addome.
Un fatto così grave era da tempo che non succedeva in città. Ma nelle ultime settimane si sono registrati tanti casi che vedono vittime le prostitute: dispetti, clienti che scappano e donne che vengono prese a schiaffi e rapinate. «Non credo si tratti di un rapinatore - ha sussurrato una delle ragazze interrogate in caserma dai carabinieri -, si sono appartati. Era un cliente quello». E il timore degli inquirenti è che abbia ragione e che possa succedere ancora.
Ma dicevamo degli altri episodi accaduti negli ultimi giorni: una trentenne è stata picchiata una settimana fa perché si era rifiutata di esaudire la richiesta di una persona che l’aveva avvicinata. Non è andata neppure all’ospedale, ma le lucciole avevano deciso proprio in quel momento di darsi una mano. Come? Controllandosi a vicenda. L’altra notte però, a quell’ora, di clienti non se ne vedevano molti. E così la maggior parte di loro era tornata a casa a dormire. Non la ventenne che ha temporeggiato in attesa del lavoro. Una scelta sbagliata per come sono andate le cose poi.
La scorsa estate si era vissuto un periodo di tensione simile lungo le strade della prostituzione. In giro c’era un rapinatore, non un potenziale assassino però. Era stata la squadra mobile ad arrestarlo dopo appostamenti e pedinamenti. Aveva messo a segno sei rapine in tre giorni, tre in una sola notte. Non era stata la follia di un momento, ma il disperato bisogno di soldi di un quarantenne senza un lavoro e una fedina penale così e così. Per questo l’uomo si era trasformato in criminale seriale di prostitute. Le sue vittime le sceglieva a caso, ma neppure poi così tanto a caso: romene, al massimo albanesi, giovani e senza protettore. Appena arrivate ai piedi delle Apuane oppure trasfertiste a luci rosse. Aveva un modus operandi chirurgico: arrivava con una bicicletta da corsa nella zona della Partaccia, si nascondeva dietro a un cespuglio o un muretto e aspettava che la lucciola si intrattenesse con qualcuno. Poi entrava in azione.
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