Il Tirreno

Da Carrara all’estero: così “girava” il cash

Eugenio Venezia aveva il ruolo di collettore: i compratori stranieri versavano i contanti su conti esteri, poi da lui venivano consegnati ai venditori di marmo

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CARRARA. Emergono nuovi particolari dall’inchiesta sul nero alle cave, il filone che vede già iscritti dodici nomi sul registro degli indagati.

In particolare, anche alla luce della rogatoria inoltrata in Svizzera dalla Procura, è emerso il ruolo particolare che avrebbe svolto Eugenio Venezia e che, stando a quel poco che trapela, lo vedrebbe defilato rispetto al sistema di sottofatturazione nella compravendita del marmo contestato dalla Procura come ipotesi di reato. Perché, in sostanza di marmo Venezia (la sua lo ricordiamo è una società di broker) ne avrebbe venduto ben poco. Il suo era più un ruolo da collettore: i pagamenti dei compratori, per la stragrande maggioranza indiani, avvenivano su conti esteri che facevano capo allo stesso borker o a sue società estere. Poi lo stesso denaro sarebbe stato riconsegnato agli imprenditori, quelli in sostanza che il marmo lo avevano venduto. E, infine, il denaro riprendeva la via della Svizzera. O talvolta veniva girato, direttamente, dallo stesso Venezia.

Quello che viene fuori quindi, come peraltro già emerso, anche se non nei contorni precisi fin dall’avvio delle indagini, è che dagli indiani i soldi in contanti finivano poi a diverse aziende del lapideo, apuane e versiliesi. Per l’intermediazione, Venezia otteneva una percentuale. Ma il suo lavoro sarebbe stato molto più complesso. Secondo quanto accertato dalle fiamme gialle, anche attraverso l’analisi del computer sequestrato nell’ufficio di Venezia, il denaro contante era la parte versata in nero della vendita dei blocchi.

Un sistema nemmeno troppo complesso che vedeva nel ruolo di collettore un ruolo principale per quel che riguarda lo spostamento del cash, ma che avrebbe ben poco a vedere con la compravendita dei blocchi e delle lastre e con il conseguente sistema di sottofatturazione. Come se, in sostanza, Eugenio Venezia fosse stato il braccio, ma non la mente. E, soprattutto, non il mandante per quel che riguarda prezzi, fatture e soldi versati in contanti.

Questo è uno degli aspetti del quale sono stati tratteggiati meglio i contorni in quella che sembra davvero una fase centrale dell’indagine che, da tre anni a questa parte, ha creato un vero e proprio terremoto nel mondo delle cave, ai monti e al piano.

E, proprio nelle prossime ore dovrebbero essere iscritti nel registro degli indagati due nuovi nomi di imprenditori, proprio quelli che, sarebbero già apparsi, fin dalle prime fasi nell’indagine. Solo che, fino a questo momento, ne erano rimasti fuori.

Insomma l’indagine si allarga e nei prossimi mesi sarà fondamentale il ruolo della rogatoria richiesta agli istituti di credito svizzeri. Proprio dall’esame dei 59 conti potrebbero arrivare informazioni utili alla Procura per il proseguo del lavoro. (a.viv.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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