Il Tirreno

Caccia di frodo, nuovo testimone

Caccia di frodo, nuovo testimone

Sul processo a Galeotti il giudice chiede di sentire un’altra guardia provinciale

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PODENZANA. Il giudice Elisabetta Congiusta non vuole trascurare nessun elemento e punta a ricostruire un quadro dettagliato. Alberto Galeotti, l’imprenditore 52enne, ex patron della Canniccia, è a processo con l’accusa di aver cacciato di frodo un cinghiale, qualcuno che lo abbia visto imbracciare il fucile e sparare però non c’è. Certo, c’è la denuncia di un agente della polizia provinciale che riferisce di aver visto l’imprenditore, durante un controllo antibracconaggio, trascinare un cinghiale.

I testimoni che sfilano in aula, i compagni di battuta di Galeotti, riferiscono che di cinghiali non ne sono stati cacciati quel gennaio di due anni fa, a Podenzana. Così il giudice decide di aggiungere un tassello e chiama a testimoniare anche un secondo agente della polizia provinciale. Anche lui nei boschi di Podenzana il giorno della fatidica battuta di caccia.

Sarà ascoltato durante la prossima udienza e contribuirà a delineare il quadro, a rafforzare - o indebolire - la tesi dell’accusa. La difesa si è giocata le sue carte: ha spiegato che a gennaio, nel buio dei boschi, sarebbe stato difficile, anche per un occhio esperto come quello dell’agente della provinciale, individuare un uomo che trascina un cinghiale. Altra argomentazione: il fucile. Arma adatta per cacciare beccacce, ma non - hanno assicurato i testi della difesa - i cinghiali. Concetto ribadito in aula, nell’ultima udienza, anche da Franchino Bassignani, ex assessore di Villafranca e compagno di battuta del Galeotti: «Stavamo cacciando beccacce - ha spiegato al giudice Congiusta - con quei fucili sarebbe stato un rischio sparare ai cinghiali».

Eppure un cinghiale ucciso c’è stato e quando scatta il controllo antibracconaggio, con tanto di elicottero, la guardia provinciale lo vede:«Io non ho visto nulla - è la spiegazione dello stesso Bassignani - soltanto un cinghiale morto sulla strada, con diverse persone attorno». Per l’accusa quel cinghiale lo ha ucciso Galeotti, per la difesa non avrebbe mai potuto farlo con il fucile che aveva. Durante la prossima udienza sarà ascoltata un’altra guardia che ha preso parte all’operazione antibracconaggio, poi al giudice toccherà tirare le somme. La caccia al cinghiale - per chiarire - non è vietata, ma l’attività venatoria deve svolgersi nel rispetto di un preciso calendario. E il 9 gennaio di due anni fa, la caccia agli ungulati non era consentita.(C.S.)

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