Il Tirreno

Buco Apuafarma, le confessioni dei dipendenti sospesi

Alessandra Vivoli
La sede di Apuafarma
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La sede di Apuafarma

Spunta anche un tesoretto, contestato l'ammanco di oltre 300.000 euro a un solo dipendente, e la società ora è pronta a chiedere i danni

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CARRARA. "Ho sbagliato le procedure": così si è difeso uno dei due dipendenti sospesi, subito dopo aver ricevuto la contestazione per gli ammanchi di 13.000 euro nelle case dei servizi cimiteriali di Apuafarma relativi ai mesi di dicembre 2014 e gennaio 2015. Somma, quella di tredicimila euro, del quale la contestazione nei suoi riguardi è stata di oltre 10.000 euro, e per l’altro dipendente sospeso di 2.500 euro.
Proprio ieri sono state notificate le altre contestazioni: 25.000 euro per un dipendente, oltre 350.00 per l’altro, quello a cui era già stata contestata la sparizione di più di 10.000 euro. L’avvocato Cristina Nicolai, che assiste i due dipendenti, ha chiesto di poter acquisire altra documentazione: l’audizione è quindi rinviata di una settimana. Intanto la partecipata condotta dall’amministratore unico Fabrizio Volpi è pronta a costituirsi parte civile (ricordiamo che sulla vicenda è stata presentata una denuncia contro ignoti in Procura) e si è già affidata all’avvocato Laura Marchiò dello studio legale Diamanti.
Buco Apuafarma: spunta il tesoretto. Sul buco Apuafarma di 400.000 euro trapelano le prime indiscrezioni, e, soprattutto le prime ammissioni dei due dipendenti sospesi per gli ammanchi volontari.
L’audizione vera e propria in azienda si terrà al prossima settimana, ma intanto la ricostruzione dei fatti assume contorni sempre più chiari.
E così emergono le prime ammissioni, quella del dipendente a cui è stato contestato l’ammanco più consistente, di oltre 300.000 euro. In un primo momento, quando gli è arrivata, insieme alla sospensione le contestazione di diecimila euro, si è difeso adducendo un errore nelle procedure. Avrebbe dichiarato, ai vertici dell’azienda, di aver sbagliato con i conti, dando anche la disponibilità a ripagare tutto.
Poi però sono arrivate le ulteriori contestazioni, quelle che vanno a ritroso, dal 2088 ad oggi, quelle per più di 300.000 euro. E a questo punto la posizione del dipendente è cambiata e, in una sua conversazione, sarebbe spuntata anche l’esistenza di un “tesoretto”. Particolare, insieme a molte altre questioni legate alla vicenda, che sarà chiarito nell’ambito dell’audizione. Sembra invece meno “pesante” dal punto di vista degli ammanchi volontari la posizione dell’altro dipendente, quello che ha fatto sparire “solo” 27.500 euro.
Apuafarma pronto a costituirsi parte civile. La partecipata che gestisce i servizi cimiteriali, le farmacie e moli altri servizi al cittadino, è pronta a chiedere i danni, e a costituirsi parte civile nel percorso giudiziario che seguirà la Procura sulla base della denuncia del 2 febbraio scorso. Apuafarma si è già affidata al suo legale, Laura Marchiò dello studio legale Diamanti. E l’avvocato Marchiò sarà presente, la prossima settimana, all’audizione dei due dipendenti.

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