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Botte in paese, un giovane a processo

FIVIZZANO. Tutto comincia nel marzo del 2011 con una partita di ping pong al bar: un ragazzo si fa un match con alcuni amici, poi decide di andarsene. Si infila la giacca e - ecco la prima scintilla...

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FIVIZZANO. Tutto comincia nel marzo del 2011 con una partita di ping pong al bar: un ragazzo si fa un match con alcuni amici, poi decide di andarsene. Si infila la giacca e - ecco la prima scintilla - urta con il gomito un giovane. Un gesto usuale dai risvolti pesanti, però, perchè la sera stessa due fratelli, amici del ragazzo colpito, decidono di farla pagare al giovane che non ha fatto attenzione mentre indossava la giacca. Sono tutti e due minorenni, con loro, però, c’è anche Armando Torres, più grande. Ed è lui adesso che deve rispondere di fronte al giudice dell’accusa di lesioni. Perchè è lui l’unico identificato dopo il patatrac: i due ragazzini non sono di Fivizzano, hanno meno di 18 anni e presto lasciano la Lunigiana, Torres, invece vive in paese da 15 anni e quando i carabinieri si mettono al lavoro per ricostruire l’accaduto, lui viene facilmente riconosciuto e finisce alla sbarra per aver causato - come dicevamo - lesioni guaribili in più di 20 giorni.

Ieri in aula, di fronte al giudice Fabrizio Garofalo, hanno sfilato gli ultimi testi dell’accusa tra cui anche la madre del ragazzo picchiato. E proprio lei - emerge dalle domande di Emilio Bonfigli, legale di Torres - con le sue dichiarazioni fornirebbe un assist alla difesaammettendo che l’imputato, arrivata la moglie, si tira indietro e demorde. Torres sostiene infatti di essere intervenuto perchè conosceva i due ragazzini (come lui originari del Sud) e sapeva delle loro intenzioni: li avrebbe raggiunti - questa l’argomentazione - per evitare il peggio. Poi soltanto lui, viso noto a Fivizzano, sarebbe rimasto coinvolto. Nella prossima udienza, fissata per il 25 maggio, saranno i testimoni della difesa ad esporre la loro ricostruzione dei fatti. Tra loro anche la madre di uno dei due minorenni.

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