Trasporti
Bagni e mafia, le aste sono poco sicure
Dibattito a Balnearia: i passaggi di mano ogni quattro anni vengono visti come motivo di preoccupazione e di insicurezza
MASSA CARRARA. «La gestione familiare degli stabilimenti balneari è sicuramente migliore e più sicura di quella multinazionale. Sia per una questione etica sia ambientale». E' il succo, ben espresso da Angelo Gentili, responsabile nazionale del turismo di Legambiente, del convegno che si è tenuto ieri pomeriggio a Balnearia (CarraraFiere) e che aveva come filo conduttore la “legalità e lo sviluppo sostenibile” delle imprese turistiche ricettive.
Il tema Bolkestein è stato trattato tra le righe, ma il messaggio è passato comunque e sembra accomunare sia gli operatori sia gli ambientalisti: le aste “non s'hanno da fare”. «Il passaggio delle concessioni di mano in mano ogni quattro anni – commenta Sebastiano Venneri, della segreteria nazionale di Legambiente – non è garanzia di sicurezza. Preferisco una gestione familiare, che ha veramente a cuore il futuro della spiaggia, che qualcuno che passa solo quattro anni. Può venire chiunque e non preoccuparsi minimamente del rispetto ambientale del territorio».
Legalità e sostenibilità, quindi: queste le parole d'ordine da cui il mondo dei balneari è partito ieri per cercare di sviluppare il turismo locale. Tra i relatori quindi non poteva mancare chi di questo tema ne ha fatto una battaglia personale tanto da dover vivere da oltre un anno sotto scorta: Federica Angeli, giornalista di Repubblica che ha realizzato un'inchiesta sul racket degli stabilimenti balneari di Ostia, per cui è stata oggetto anche di minacce da parte di esponenti della criminalità organizzata.
La sua vera condanna, però, come lei stessa ha raccontato ieri davanti a una folta platea che applaudiva a ogni sua pausa, è quella di aver assistito a un tentato omicidio e di averlo denunciato.
Gli autori erano gli stessi protagonisti della vicenda di racket su cui lei stava investigando: criminali, pericolosi, senza scrupoli. Ma lei, appunto, non ha fatto come gli altri: non si è chiusa dietro una tapparella, ma è andata a denunciare e dal 2013 non si può muovere senza scorta.
«Ho tre figli – racconta la giornalista – e in quel momento (quando ha assistito al tentato omicidio, ndr) – potevo scegliere di stare zitta e fare la mamma. E invece ho scelto di non abbassare la testa e continuare a scrivere».
È da qui, da questa sua storia personale, che è partito un dibattito su come evitare le infiltrazioni mafiose negli stabilimenti balneari. E da qui, ancora, si è passati alle tematiche ambientali perché come ha ricordato anche Gentili: «è difficile pensare che una gestione criminale possa avere rispetto per l'ambiente».
Un dibattito interessante quello organizzato dai balneari , un momento di riflessione in un quadro normativo (e di mercato) ancora denso di incertezze rispetto alle aste della concessioni demaniali previste dalla Bolkestein.
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