Il Tirreno

Quando il testarolo incontra il turdelin

Quando il testarolo incontra il turdelin

L’abbraccio con la cucina emiliana al Picchio Verde di Licciana. Lara Farina: «In cucina va rispettato il ciclo delle stagioni»

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SOLIERA. «Questo è un posticino meraviglioso». Anche il personaggio dell'ultimo romanzo di Ralph Coleman "L'ultimo rito", Helena, si è innamorata de "Il Bardellino". «L'autore deve essere stato qui più volte per conoscere molti dettagli della struttura e della nostra famiglia. Sicuramento lo avremo anche fatto pagare!...Il prossimo giro Ralph lo offriamo noi…».

Andrea Miglioli, titolare e gestore del primo agriturismo lunigianese (la licenza risale all'88'), seconda generazione al comando della storica dimora fivizzanese, ci mostra orgoglioso il 48esimo capitolo del thriller da poche settimane in libreria, che descrive con dettagli veristi il suo agriturismo. L'ingresso con lo stemma sopra l'arco di ingresso dell'antica famiglia "Iacopetti Danesi" a cui era appartenuta nel 1500 la tenuta, il clima famigliare ed accogliente e la buona cucina della madre di cui oggi è depositaria la nuora Angela. Di storie "Il Bardellino", ne ha da raccontare parecchie, e di un pezzo di queste storie, ne è stato sceneggiatore come la "leggenda" della contessa Iacopetti, di cui si narrano le libertine doti e la generosità: ad ogni amante lasciò uno spicchio di terra e viti ragion per cui la tenuta ha molti meno ettari rispetto al passato. E' intorno al vino che "Il Bardellino" ha costruito il suo mito sin dal 1800 tra i pellegrini sul sentiero della Via Francigena e tra i turisti che inseguono la cartolina del "suo" oratorio tra i vigneti curvi ed ordinati diventata l'immagine della Lunigiana così come i cipressi della Val d'Orcia lo sono il senese. Terroir non certo facile da addomesticare così come il clima che ne mette a dura prova tempera e muscoli nei mesi d'inverno quando il Pizzo d'Uccello s'imbianca, sulla tavola dell'agriturismo di Andrea ed Angela che dalla cucina fa uscire tutti i piatti della tradizione lunigianese, il vino è il protagonista.

I filari avvolgono tutta la tenuta in sali e scendi non comuni in Lunigiana più simili alla Toscana del Sud, del Chianti per intenderci, che del Nord. Tre bianchi dove l'Albarola fa da padrone e danno un nome anche ad una etichetta (Albarola appunto, Ronco dell'Oratorio e S.Isidoro), e due rossi (Il Bardellino a base di san giovese, ciliegiolo e merlot e pòllera, vitigni questi due ultimi che caratterizzano il Coriolano). Tutti rigorosamente Igt. Chiude il ciclo una grappa invecchiata 12 mesi in barriques usata dopo l'affinamento del Coriolano che assicura una intensa fragranza fruttata e floreale. "Custode del territorio e delle tradizioni fivizzanesi", il Bardellino ha l'ospitalità nel suo Dna: «La nostra casa è la casa dei pellegrini da sempre. E' stato, lo è tutt'oggi, un punto di sosta e ristoro della Via Francigena. Ma è anche un perfetto trampolino per visitare Pontremoli, Fivizzano, i cento castelli della Lunigiana». Azienda agricola, prima che agriturismo, gran parte dei prodotti che alimentano il ricco ricettario della famiglia Miglioli sono il frutto della sua terra, della passione e del suo lavoro: «coltiviamo - racconta - gli ortaggi, curiamo gli alberi da frutto che ci permettono di preparare ottimeconserve e rispettiamo il ciclo delle stagioni; in tavola va solo quello che la natura da, altrimenti ne facciamo a meno. Gli animali di bassa corte ci danno le carni che serviamo. Quello che ci occorre lo prendiamo dalle aziende limitrofe a filiera corta». Come la ricotta che accompagna alcuni dei suoi antipasti generosissimi dove la castagna è regina ogni giorno dell'anno sulle tavole della gente della terra di Luni. Un altro prodotto che non manca mai nel menu de "Il Bardellino" è l'agnello di Zeri con le sue carni profumate e tenerissime allevate allo stato semibrado. Le paste, fatte tutte a mano, sono il tributo sano di una cucina che rispecchia la tradizione ma a cui non mancano dei tocchi personali. E poi la cacciagione, cinghiale e capriolo su tutti, grigliate miste, coniglio fritto, delicatissime costine di maiale servite con patate al forno su un piatto di legno per narrare solo una piccola parte diquello che si può ordinare a casa della famiglia Miglioli. E poi tortini e torte salate, polenta e lardo, salumi tipici e morbidissimi panzerotti con "la virgola" come antipasto o come pasto unico (e generoso). Davvero "un posticino meraviglioso".

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