Il Tirreno

Processo Dazzi, sentenza a maggio

Processo Dazzi, sentenza a maggio

Nel mirino i rapporti fra Server Plus e Eurocrediti, in aula l’imprenditore si difende

2 MINUTI DI LETTURA





CARRARA. Processo Dazzi: in tribunale, davanti al giudice Fabrizio Garofalo, è stata sentito come testimone il vice-commissario Elena Galeano, polizia giudiziaria, teste aggiuntivo richiesto dal pm Alberto Dello Iacono. Nel mirino la cessione del credito, di 5 milioni di dollari fra la Sevrer Plus e la Eurocrediti. E una presunta riconducibilità, secondo il pm, di Dazzi alla Server Plus. Una vicenda complessa. Un contratto da 10 milioni di dollari, per la realizzazione di una moschea di marmo, in Iraq. Una dichiarazione dei redditi, con relative tasse da pagare, di 9 milioni di euro. Nel mezzo una guerra, quella del Golfo, due processi. Uno, quello attualmente in corso per un reato tributario in cui si contesta l’articolo 5 del decreto legislativo 74/2000: ossia l’omessa dichiarazione dei redditi. E l’altro, con la sentenza che non è ancora non passata in giudicato (era sfociata con la condanna per bancarotta fraudolenta nei confronti dello stesso Dazzi (7 anni e mezzo). E un maxi risarcimento perché per quel contratto della moschea le banche coinvolte -sono state condannate a risarcire la curatela fallimentare della ditta di marmo carrarese. Una storia di oltre vent'anni fa. Che va avanti ancora adesso in tribunale dove la dottoressa Galeano su delega dell'allora procuratore capo Panetta, svolse, dal 2005 a fine 2006, su delega, le indagini relative alla vicenda Server Plus. «Nel maggio 2006 ho opposto al Tribunale fallimentare tutti i decreti del Giudice Delegato che erano volti a procrastinare la procedura e non a chiuderla; non opposto solo il decreto con cui si voleva fare causa alla Server plus- ha dichiarato in aula Dazzi - Il curatore aveva in cassa sin dal mese di marzo del 2006 più del doppio delle somme per pagare i creditori. Ed avrebbe dovuto chiuderla e non portarla avanti con azioni che, poi, 6 anni dopo sono state, con sentenza dichiarate infondate nel merito dallo stesso tribunale di Massa. Come è emerso dalla testimonianza torinese del dottor Salvatore Genovese, patron di Eurocrediti Srl di Firenze, fu lui a dire all’avvocato Reboa di convocarmi perchè, nella loro fase interna di istruttoria, dovendo decidere se acquistare o meno una porzione di credito come offertogli dal Reboa in qualità di legale di Server, volevano sentirmi come persona informata sui fatti nella mia qualità di firmatario, per procura di mio padre, ormai deceduto, su quel contratto». Il processo è stato aggiornato, il 9 maggio è prevista la sentenza.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Finanza

Pisa, sequestrati oltre 118mila prodotti falsi: dalle carte da gioco alle griffe della moda - Valore 650mila euro

di Redazione Pisa