Il Tirreno

Nero alle cave, indagati altri due imprenditori

Una cava di marmo (foto archivio)
◗
Una cava di marmo (foto archivio)

Carrara, la Procura ha chiesto una proroga di sei mesi per completare le indagini con le rogatorie dei conti in Svizzera

2 MINUTI DI LETTURA





 

CARRARA. Una nuova richiesta di proroga delle indagini (l’ultima era arrivata nel giugno scorso) e due nuovi nomi che, è questione di ore, sono destinati a finire sul registro degli indagati.
Si allarga l'inchiesta sul nero alle cave condotta dalla Guardia di finanza e coordinata dal procuratore capo Aldo Giubilaro. Nei giorni scorsi è stata inoltrata ai legali dei primi imprenditori iscritti al registro degli indagati, la proroga delle indagini: si va avanti fino al prossimo mese di agosto.

[[atex:gelocal:il-tirreno:massa:cronaca:1.10911095:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/massa/cronaca/2015/02/21/news/nero-alle-cave-1.10911095]]
E sembra, da quel poco che trapela in questa che sembra una nuova e delicatissima fase del lavoro della Procura, che i nomi che finiranno nel registro degli indagati - da qui ad agosto - saranno molti di più.
Il mondo del nero alle cave sotto la lente della Procura. L’inchiesta è partita quando gli uomini delle fiamme gialle hanno bloccato, all’esterno di una azienda del marmo, un impiegato veneto con una valigetta contenente circa 40mila euro in contanti. L’uomo non è stato neppure indagato perché, a quanto risulta, sarebbe stato incaricato di consegnare la valigia ad un imprenditore carrarese dopo che gli era stato detto che conteneva documentazione e depliant del marmo.


Ricostruendo poi i movimenti di altri personaggi che si muovevano nell’orbita delle aziende sospettate di “sotto fatturare” la compravendita dei blocchi, le Fiamme Gialle sono riuscite a mettere le mani su altro denaro contante, decine di migliaia di dollari ed euro che secondo gli investigatori erano destinati al pagamento in nero del materiale lapideo da trasportare in Cina e India. Fatture ribassate fino al 75% del valore effettivo della partita di marmo. E denaro, in nero, che, secondo le ricostruzioni, sarebbe finito in Svizzera. O in società estere intestate ad alcuni degli imprenditori finiti al centro dell’indagine.

[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.10915020:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/cronaca/2015/02/22/news/basta-con-le-rendite-torniamo-alla-legalita-1.10915020]]
Nel mirino rimangono le modalità di vendita del marmo, dei rapporti e dei commerci con l'India e la Cina. Tutto un sistema, quello delle presunte sottofatturazioni del materiale lapideo venduto soprattutto ai compratori stranieri, che la Procura sta ricostruendo ormai da due anni. Si tratta di mettere sotto la lente la sistematica sottofatturazione del materiale lapideo e il conseguente “nero” che ne scaturisce.
E così dopo le perquisizioni, i sequestri e le intercettazioni si è arrivati alla rogatoria sui conti correnti svizzeri di 59 imprenditori apuani e versiliesi. Questo sembra l’anello mancante per chiudere il cerchio. E, soprattutto, per chiudere la maxi indagine sul mondo delle cave.
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa