Attenzione
Bomba, si prepara la maxi evacuazione
Si parla di 17.000 residenti da allontanare prima che l’ordigno sia sottoposto al disinnesco. Lunedì in Prefettura il piano definitivo
CARRARA. Il sindaco ha sul tavolo una cartina, ancora ufficiosa, con un puntino che indica la bomba e un raggio di 1.800 metri che disegna un cerchio, indicativamente dallo stadio a via Marco Polo e da Nazzano ad Anderlino. Dentro ci stanno circa 17.000 residenti più le attività produttive. Domani in Prefettura è previsto il vertice operativo per definire il piano nei dettagli e quindi il numero preciso di gente da far uscire dalle case durante l’operazione di disinnesco dell’ordigno da 500 libbre di esplosivo, risalente alla seconda guerra mondiale, affiorato nel cantiere Rfi aperto di recente per la realizzazione della terza campata del ponte ferroviario a valle del ponte Anas sull’Aurelia (lavori legati alla messa in sicurezza del Carrione, per far defluire meglio le acque in caso di piena). La circolazione dei treni sul ponte è stata rallentata.
Una zona, quella interessata dal piano di evacuazione, divenuta improvvisamente “rossa”. Come lo era stata Marina est a causa dell’alluvione del 5 novembre 2014. Il 15 novembre, ad un nuovo allarme meteo, scattò per sicurezza l’ordinanza del sindaco: un’evacuazione guidata, che interessò 120 abitazioni (e 43 negozi), complessivamente 2.300 persone in un’area compresa fra via Covetta, viale XX Settembre, via Argine destro e viale Da Verrazzano .
Allora avvenne in una situazione già difficile, perché Marina est era ancora nel fango. Questa volta scatta un piano di sicurezza, ma non per alluvioni, bensì per evitare che durante le procedure attorno alla bomba, che deve essere disattivata, non accadano imprevisti: nella peggiore delle ipotesi lo scoppio e gli effetti di un’onda d’urto, che potrebbe danneggiare cose o persone in un raggio anche abbastanza lungo. Ma gli artificieri sono altamente specializzati, e quindi l’operazione evacuazione di una parte di popolazione, è una procedura preventiva, per tutelare l’incolumità pubblica. Ma sarà comunque una domenica complicata, una mattina complicata, quella del primo marzo, giorno in cui è prevista l’operazione: la fase prettamente tecnica, del disinnesco, dovrebbe avvenire in una novantina di minuti ma l’area off limits dovrà essere sgomberata prima.
La macchiana della protezione civile comunale è già avanti nei preparativi. Verrà attivato il meccanismo di avvisi alla popolazione: ad esempio quelli telefonici del Comune (come nei casi di allerta meteo), manifesti o volantinaggio, e tutto ciò che serve per informare. La mobilitazione della protezione civile e delle forze dell’ordine comprende anche una presenza sul territorio per controllare che chi dovrà lasciare la case o le attività produttive per diverse ore, lo faccia. Si sta studiando un ricovero per le persone nei padiglioni Imm.
Dopo la disattivazione della bomba, gli artificieri la porteranno in Lunigiana, in una cava nella zona di Aulla, dove l’involucro con l’esplosivo verrà fatto brillare in condizioni di assoluta sicurezza, secondo le procedure. Non si sa se un eventuale peggioramento delle condizioni meteo condizionerà o farà slittare le operazioni attorno alla bomba fissate per il primo marzo prossimo.
Nel maggio 2013, un ordigno bellico rinvenuto interrato nell’area dello stabilimento Nuovo Pignone a Massa, comportò l’evacuazione di 240 persone, per le operazione di disinnesco. Oltre cento uomini (tra forze dell'ordine, agenti della polizia municipale, volontari della Protezione civile, medici e operatori del 118) furono mobilitati nella mattinata del 19 maggio.
Nel settembre 2014 gli artificieri arrivarono da Piacenza per disinnescare un ordigno risalente alla seconda guerra mondiale, affiorato durante scavi di Gaia, in via Turigliano. Gli operai stavano facendo lavori all'acquedotto, quando hanno visto l'oggetto sospetto: era un’ogivadi 40 chili (fra involucro ed esplosivo) della Marina militare.
Cinzia Carpita
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