Lutto
Sconti sulla tassa marmi gli avvocati in Comune
L’altra indagine sul lapideo si è conclusa con la richiesta di rinvio a giudizio per sindaco e mezza giunta: i legali a Palazzo civico preparano la difesa
CARRARA. Un’altra inchiesta, sempre sul mondo del marmo. E una quindicina di richieste di rinvio a giudizio che riguardano indaco, assessori vecchi e nuovi e rappresentanti delle associazioni di categoria. L’udienza preliminare, quella in cui il giudice stabilirà se mandare a processo o meno quelli che, è bene precisarlo, ad oggi sono solo iscritti nel registro degli indagati, non è stata ancora fissata. Ma i legali di sindaco e buona parte di assessori, hanno deciso di non preparare le memorie difensive, ma di parlare proprio in sede di udienza preliminare.
E in vista di questo passaggio, fondamentale, davanti al giudice, i legali si sono fatti vedere già più volte a palazzo civico per mettere a punto i dettagli delle dichiarazioni che verranno poi rilasciate in tribunale.
Le richieste di rinvio a giudizio. Per l'inchiesta sui presunti sconti sulla tassa marmi la richiesta di rinvio a giudizio è arrivata a nomi eccellenti dal sindaco di Carrara, Angelo Zubbani a 5 assessori in carica (Andrea Vannucci, Giuseppina Andreazzoli, Giovanna Bernardini, Dante Benedini, Massimiliano Bernardi), tre ex assessori (Andrea Zanetti, Giovanni Nannini e Roberto Dell'Amico), due dirigenti comunali, Marco Tonelli e Stefano Pennacchi, oltre ai 4 rappresentanti provinciali di Legacoop (Chiara Grassi), Confartigianato (Gianfranco Oligeri), Cna (Antonio Chiappini) e Massimo Maggiani (Api).
La Procura ha individuato, sia nel Comune che nelle associazioni di categoria che hanno sottoscritto gli accordi, "responsabilità penali in ordine al reato di abuso di ufficio (art. 323 del Codice penale.
L’inchiesta. La vicenda prende le mosse da una maxi indagine su presunti sconti sulla tassa marmi, per favorire gli industriali, danneggiando le casse comunali, e, quindi, i cittadini stessi.
È questa l'ipotesi accusatoria, pesante, dell'indagine della Procura: amministrazione e associazioni di categoria avrebbero "alleggerito" negli ultimi cinque anni la tassa marmi, portando meno introiti nelle casse municipali. Il capo di imputazione è abuso di ufficio per aver fatto pagare meno tasse (inferiori anche di un decimo) agli imprenditori che scavano il marmo sulla base di un accordo del 2009 e che la Procura di Massa ritiene in violazione della legge regionale del 1998 che prevede un contributo e un canone di concessione sulla base del valore di mercato dei beni estratti, blocchi e scaglie. Sottraendo, in sostanza, denaro da destinare a servizi per tutti i cittadini. E causando, dall'altra parte, un ingiusto vantaggio per gli imprenditori del settore.
In 15 davanti al gip. Quindici richieste di rinvio a giudizio e una schiera di nomi illustri iscritti al registro degli indagati che sfileranno nell’aula delle udienze preliminari dove il gip deciderà se mandarli o meno a processo.
(a.v.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google