Il Tirreno

I magistrati svizzeri collaborano

L’ipotesi di reato è quella di frode: dagli istituti di credito tutte le informazioni

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CARRARA. Conti a più zero. Da fare tremare i polsi. E tutta una serie di spiegazioni e informazioni che stanno arrivando in procura dalle banche svizzere.

Proprio così se gli imprenditori del lapideo, tutti i big coinvolti nell’inchiesta sul nero alle cave e molti altri emersi dal maxi faldone di intercettazioni ambientali e telefoniche, pensavano di aver messo al sicuro i loro patrimoni (o almeno una grossa fetta) adesso non dormono sonni tranquilli.

Perchè se fino a qualche tempo fa non era prevista la collaborazione fra fisco italiano e fisco svizzero, adesso le cose non stanno esattamente così. Perché quando a chiedere la collaborazione è un magistrato italiano per fatti, o meglio ipotesi di reato che attengono alla frode, dalla Svizzera parte- immediatamente - la collaborazione. Ecco quindi che la rogatoria, partita lo scorso mese di luglio, sta avendo le risposte che la magistratura (quella di Massa Carrara) chiedeva. Per l’indagine sul nero alle cave questa potrebbe essere una vera e propria svolta.

Pagamenti in contanti sopra i 50.000 euro, già sanzionate 12 aziende. Pagamenti in contanti per oltre cinquantamila euro per l'acquisto di blocchi: per questo particolare emerso dall'inchiesta sul nero alle cave sono state avanzate le contestazioni valutarie avanzate dalle Fiamme Gialle. Proprio per quei pagamenti, relativi alla compra vendita del marmo, per i quali sarebbero state ravvisate dalla Finanza una serie di violazioni, di natura fiscale e in alcuni casi anche con rilevanza penale. Il ruolo chiave, per poi dare avvio alle contestazioni, è stato giocato dalle intercettazioni ambientali.

Le contestazioni della Guardia di Finanza sono state rivolte a: Sagevan di Gemignani e Vanelli, Franchi Umberto marmi, Gmc della famiglia Grassi, Henraux, G.V.M di Gualtiero Vanelli, Igf di Paolo Sacchelli, Gemeg della famiglia Soldati, Venilis e Hermes, Venezia Borkers e Maer.Quando i pagamenti finiti nel mirino delle Fiamme Gialle, e sempre relativi all'acquisto di materiale, sono superiori ai 50mila euro, le contestazioni assumono anche una rilevanza penale.

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