Il Tirreno

Permessi di soggiorno falsi: truffa da 200.000 euro, in sette a processo

Alessandra Vivoli
Piazza Finelli ad Avenza (foto d'archivio)
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Piazza Finelli ad Avenza (foto d'archivio)

In tribunale parlano gli extrocomunitari truffati: abbiamo pagato 1.500 euro, ma non abbiamo trovato lavoro e tutta la documentazione era irregolare

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CARRARA. Pensavano di avere trovato il modo di ottenere la regolarizzazione della loro posizione, e invece sono incappati - questo almeno secondo l'accusa - in un gruppo di persone che si facevano consegnare dei soldi e poi non portavano a termine le pratiche, e in alcuni casi neppure le iniziavano. Si era sparsa la voce che a Carrara, anche senza un lavoro regolare, era possibile comunque mettersi in regola: bastava pagare, da 1500 fino a 5mila euro. Sono 143 gli extracomunitari che sono caduti nella trappola: o meglio nella maxi truffa da 200mila euro che è finita in tribunale.
Sono sotto accusa per truffa Enrico Borghini e Tiziana Ricci titolari dell'agenzia che doveva provvedere a regolarizzazione gli stranieri, Roberto Bernardini, Alessio Bernardini, Nando Dell'Amico, Silvia Bernieri, quali presunti datori di lavoro che avevano bisogno di colf e badanti, e il marocchino El Maazouzi El Mouloudi, anche lui con il ruolo d i mediatore.
Partivano da Savona, da Albenga e dall'alta Liguria.
In cinque, sei, fino a sette, stipati nelle macchine: un viaggio della speranza per ottenere il permesso di soggiorno e uscire da quella condizione di clandestini che li faceva vivere costantemente con la paura. Ma quei documenti, ottenuti pagando una cifra che per molti di loro era quasi irragiungibile, si rivelavano falsi.
In aula, davanti al giudice Fabrizio Garofalo hanno sfilato due testimoni, due dei marocchini caduti nella trappola dei falsi permessi di soggiorno.
«Mi parlarono dell’agenzia di Avenza che regolarizzava le nostre posizioni con una somma di denaro - ha detto uno dei testimoni - Nel 2009 ho pagato mille euro per la pratica, 500 per i contributi. Poi mi chiamarono dalla questura: i miei documenti non erano regolari».
È stata poi la volta di un altro marocchino di 41 anni. La storia raccontata è stata più o meno la stessa: «Ci mandavano ad Avenza, erano i nostri connazionali a segnalarci l’agenzia. Anch’io ho pagato, e mi hanno parlato di un contatto di lavoro falso per regolarizzare la mia posizione. Ma non era vero nulla: ho pagato e i documenti erano falsi».
Il pm Rappelli ha disposto per la prossima udienza (il 26 giugno) di sentire le 12 persone che erano state iscritte nel registro degli indagti e per le quali era stato poi disposto il non luogo a prcoedere dal gup. Tutti quanti, in sede di udienza preliminare si erano avvalsi della facoltà di non rispondere. Ora verranno sentiti come testimoni.
 

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