La manifestazione
Eroina e armi, 8 anni e mezzo di condanna
Fabrizio Dell’Amico in casa aveva tre chili di droga e un vero e proprio arsenale. La moglie e il figlio avevano patteggiato
MASSA. Otto anni e sei mesi, più una multa di trentamila euro. È la condanna che il collegio presieduto dal giudice Giovanni Sgambati ha deciso per Fabrizio Dell’Amico, accusato di spaccio di droga e possesso di armi. Per gli stessi reati avevano già patteggiato davanti al gup Fabrizio Garofalo la moglie Maria Ceccarelli (4 anni e quattro mesi) e il figlio Jonathan Dell’Amico (2 anni e due mesi). Il capofamiglia prima che i giudici si chiudessero in camera di consiglio e prima della requisitoria del pm Alessandra Conforti ha reso spontanee dichiarazioni ammettendo tutti gli addebiti: «Era tutta roba mia, anche le armi. Mi dispiace, ma ormai quello che è fatto è fatto». Un ravvedimento che non ha intenerito il sostituto procuratore titolare dell’indagine, che lo ha ritenuto tardivo.
La richiesta della Conforti era stata di 12 anni di reclusione. Mentre gli avvocati Franco Perfetti e Paolo Quadrella per il loro assistito avevano chiesto una pena più mite in virtù del fatto che il principio attivo dell’eroina trovata nell’abitazione di Dell’Amico - oltre tre chili - era di scarsa qualità e che l’arma da guerra in realtà non era tale perché uscita dalla produzione negli anni Settanta.
Gli arresti erano scattati a giugno del 2014, ma le prove raccolte dagli inquirenti erano state tali da chiedere il giudizio immediato. I carabinieri avevano scoperto che in quella villetta di Lavacchio non c’era una rivendita di prodotti artigianali in legno e che l’attività imprenditoriale era soltanto una copertura. Sei i panetti di eroina recuperati (tre chili e duecento grammi), diverse piantine di marijuana (con foglie verdi e anche essiccate). E poi un'autentica santabarbara. La scoperta del nucleo investigativo dell’Arma è stata clamorosa: una fabbrica della droga sulle alture di Massa. Dell’Amico senior aveva pensato a tutto, anche alle serre, realizzate con le sue mani, per far crescere le piante e all'essicatoio per confezionare le foglie da immettere sul mercato cittadino.
Nella villetta era stato trovato davvero di tutto, una sorta di arsenale: un fucile a canne mozze in salotto, un mitragliatore della Seconda guerra mondiale dell'esercito russo con una cinquantina di cartucce nel caricatore e quindi pronto all'uso nell'armadio, una balestra completa di frecce in giardino, una pistola calibro 38 Smith&Wesson sul comò. Poi una decina di stelle ninja e diversi coltelli di varia forma e lunghezza.
I carabinieri hanno tentato di capire come mai la famiglia avesse a disposizione una simile santabarbara, anche perché le armi erano in condizioni perfette. Tre le ipotesi: la prima era quella che la villetta di Lavacchio fosse l'armeria di una o più bande di rapinatori, la seconda era che il commerciante e i suoi parenti affittassero carabine, mitragliatori e pistole ai malviventi che preferivano non farsi trovare con armi del genere e la terza era che fossero parte dei pagamenti dello stupefacente che mettevano sul mercato. Ma questo aspetto è rimasto oscuro e neppure le intercettazioni telefoniche e ambientali - oggetto di un’altra indagine - sono riuscite a chiarirlo.
E pensare che la pattuglia a Lavacchio c’era andata per un altro motivo (la prevenzione dei furti). Invece notata una insolita coda davanti al cancello della palazzina i militari hanno deciso di tenere d'occhio quell'andirivieni. Intuizione azzeccata, la casa era un centro di spaccio di droghe pesanti e leggere. E un albanese scorte le divise era fuggito avvisando la moglie di Dell’Amico. Peccato che abbia urlato «Maria butta la roba», altrimenti forse sarebbe finita diversamente.
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