Gioco
Un nuovo scandalo: ecco i furbetti dell'alluvione
Su 566 domande per il contributo di solidarietà di 5.000 euro, 40 sono state segnalate come "false" e in 5 hanno già restituito i soldi al Comune
CARRARA. C’è chi quei soldi (5.000 euro) del contributo di solidarietà dopo l’alluvione li ha usati per comprarsi il nuovo divano di pelle. Chi, nella stessa famiglia, li ha chiesti due volte. E chi, approfittando del vicino di casa ricoverato alla casa di riposo, li ha presi a suo nome.
Un esercito di furbetti: più di quaranta (circa il 10%) sui 566 che hanno presentato domanda nel dicembre scorso per accedere ai soldi stanziati dalla Regione Toscana per i comuni alluvionati. Diciotto domande, tutte in autocertificazione, erano state escluse subito, dai controlli incrociati sulla dichiarazione Isee. Degli altri quelli segnalati, in cinque hanno già riconsegnato i soldi a Palazzo civico. E sulle altre situazioni sono tuttora in corso gli accertamenti. Insomma un’altra pagina di malcostume che viene scritta in uno dei periodi più difficili per Carrara.
Le storie e i furbetti. Quel contributo di cinquemila euro, destinato alle famiglie messe in difficoltà dalle alluvioni, lei, una elegante signora che abita al terzo piano di un palazzo nella Marina vecchia, era riuscito ad averlo falsificando l’autocertificazione. Anche perché, non avendo neppure il garage e lo scantinato, i conti con l’acqua e fango non aveva dovuto farli. E non si era limitata a prendere - ingiustamente i soldi- ma, bell’androne del condominio si era pure vantata di quei cinquemila euro piovuti dal cielo: «Con i soldi dell’alluvione mi sono comprata il divano nuovo». I vicini non hanno gradito e hanno immediatamente segnalato la sua situazione al Comune.
È questo uno dei tanti casi dei “furbetti del contributo per l’alluvione”: quella quarantina di persone che hanno approfittato di un momento di difficoltà, di una comunità messa in ginocchio dall’esondazione del Carrione. Hanno mentito nell’autocertificazione e si sono fatti erogare i cinque mila euro di contributo di solidarietà messo a disposizione dalla Regione.
C’è chi, pur vivendo sotto lo stesso tetto (e nella fattispecie in una bella villetta con giardino) non si è fatto scrupolo a presentare due richieste di contributo: una a nome della nuora, una del suocero. Quindi con cognomi diversi, sperando, qui la buona fede è davvero difficile da ravvisare, si farla franca.
Ma hanno fatto la stessa cosa anche una signora, molto impegnata nel volontariato e la madre: due richieste di contributo, pur vivendo nella stessa abitazione e pur avendo da rimettere in sesto una sola e stessa casa.E c’è anche chi non si è fatto scrupoli e, approfittando dell’anziano vicino di casa, ricoverato in casa di riposo dopo una caduta, ha compilato i fogli a suo nome, con tanto di autocertificazione. E, con quei soldi si sono pure messi
a a fare i lavori nell’abitazione dell’anziano. È qui che li hanno trovati la dirigente del settore Sociale e la geometra del Comune, nel giro di controlli incrociati effettuati proprio nella Marina vecchia nella delicatissima fase di ricostruzione del post alluvione.
Il contributo di solidarietà: 566 domande e 40 segnalazioni. Ma a chi era destinato e, soprattutto, come si doveva fare per avere i cinquemila euro stanziati dalla Regione? Lo ha spiegato in commissione la dirigente al Sociale Daniela Tommasini. In sostanza la Regione, con la legge 70, ha amesso un contributo di solidarietà per le famiglie, pari a cinquemila euro, per le zone alluvionate di Massa, Lucca e Grosseto. I requisiti richiesti: un Isee inferiore ai 36.000 euro e l’abitazione stabile nel comune alluvionato. E non potevano naturalmente essere erogati più di cinquemila euro per nucleo familiare. Entro il 10 dicembre scorso sono pervenute a palazzo civico 566 domande: la Regione ha stanziato 2 milioni e 830.000 euro Da una prima scrematura sono state escluse 18 domande. Poi, per trasparenza amministrativa sono stati pubblicati i nomi di chi ha avuto il contributo. Ed è a quel punto che sono partire le segnalazioni. Da parte di vicini di casa, a volte anche parenti, che hanno denunciato dichiarazioni non veritiere e contributi ottenuti ingiustamente. Da qui si è messa in moto la macchina dei controlli e una quarantina di domande sono tutt’ora al vaglio della task force che, per quel che riguarda l’erogazione di contributi pubblici, è composta da Guardia di Finanza, Inps e Regione.
Multe e processo: ecco cosa rischia chi ha mentito sull’autocertificazione. E adesso chi ha mentito per ottenere il contributo di cinquemila euro rischia davvero grosso. Una sanzione amministrativa, per quel che riguarda una falsa dichiarazione dell’Isee. Ma molto di più qualora le dichiarazioni siano dimostrate mendaci: in questo caso, infatti, si va nel penale e le varie situazioni potrebbero venire segnalate alla Procura della Repubblica.
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