La manifestazione
«Stop al cemento sul Carrione»
Le proposte per il territorio: un premio a chi lavora il marmo in loco
CARRARA. «La piattaforma di agitazione territoriale proclamata da Cgil, Cisl e Uil sulle questioni del lavoro in Provincia di Massa Carrara è, a nostro giudizio, inadeguata e insufficiente. La segreteria provinciale Cgil vi ha aderito escludendo i vari passaggi utili a una discussione democratica interna: per noi è fondamentale il coinvolgimento dei lavoratori nelle scelte sulla piattaforma attraverso la convocazione di assemblee territoriali da parte dei sindacati confederali». Lo dichiara Paolo Orlandi di opposizione Cgil.
«Nel documento, si pone l'incentivo economico all'impresa come soluzione ai problemi occupazionali e produttivi, ad esempio forme di premialità per le imprese marmifere che trasformano il prodotto in loco, senza considerare la possibilità di creare lavoro controllato direttamente dallo stato o dagli enti locali - continua la nota - Mancano riferimenti condivisibili sulle politiche ambientali e sullo sfruttamento sostenibile dei bacini marmiferi: si afferma la necessità di un risanamento idrogeologico ma, contraddittoriamente anche la cementificazione ulteriore della fascia costiera attraverso l'ampliamento del porto e la realizzazione del waterfront».
«La nostra proposta: è necessario promuovere una vertenza territoriale adeguata nei confronti degli Enti locali che metta sullo stesso piano le rivendicazioni per il lavoro e quelle ambientali chiedendo: il blocco di qualsiasi nuova edificazione a Carrara, nei pressi del Carrione, a Villa Ceci e a Battilana; una razionalizzazione degli spazi all'interno del porto commerciale, evitando di costruire opere inutili come il waterfront; lo spostamento di tutte le attività incompatibili dalle sponde dei torrenti alle zone industriali e artigianali; la messa in sicurezza dei bacini marmiferi e il contingentamento delle escavazioni, il raddoppio delle entrate dei canoni delle cave da destinarsi a lavori di contenimento del rischio idraulico e alla messa a norma di tutti gli edifici pubblici, a partire dagli asili e dalle scuole; la destinazione delle risorse di bilancio a questi interventi anteponendoli a qualsiasi altra destinazione non finalizzata a garantire servizi fondamentali e indispensabili; una bonifica della falda acquifera e un recupero delle aree industriali, pretendendo che a pagarla siano quelle aziende che hanno inquinato il territorio». «Queste rivendicazioni - conclude Orlandi - unitamente all'obbligo per le imprese di lavorare il marmo in loco, e una mobilitazione nazionale contro il governo Renzi possono veramente dare sicurezza e un po' di lavoro a questo territorio».
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