Sicurezza
Prelievo del sangue urgente, la paziente aspetta 7 giorni
Manca il reagente per controllare l’assorbimento di un farmaco antidepressivo L’Asl si difende: non è colpa nostra, il fornitore ha ritirato il kit a livello nazionale
MASSA. Si chiamano antidepressivi triciclici e sono medicinali con effetti collaterali importanti. Assunti in dosi sbagliate, mettono a dura prova il cuore causando - basta un clic su Wikipedia per verificarlo - pesanti scompensi cardiaci. Così chi di quei farmaci ha davvero bisogno deve controllarsi spesso: un prelievo del sangue, un’analisi di laboratorio e la valutazione - affidata al medico - sull’opportunità di proseguire la cura. È fondamentale, insomma, monitorare la presenza del principio attivo nel sangue, capire quanto ne sia stato metabolizzato e quanto invece rimanga in circolazione.
Peccato, però, che all’Asl apuana, per quasi un mese, l’esame “Triciclici” sia stato sospeso. Motivo: manca un reagente, la ditta fornitrice non riesce ad assicurarlo e l’analisi di laboratorio è bloccata. La cosa manda su tutte le furie chi di quell’esame ha bisogno, senza “se” e senza “ma”. La settimana scorsa una paziente che i triciclici li assume da qualche tempo (non scriviamo il suo nome a tutela della privacy) si presenta al distretto Asl di Montignoso: il medico sta valutando di aumentare il dosaggio, ma prima di farlo deve assicurarsi che la quantità di farmaco nel sangue non sia troppo elevata. Tappa obbligatoria il centro prelievi. Peccato, però, che quando la paziente arrivi al distretto montignosino scopra che l’analisi non si può fare.
Il familiare che l’ha accompagnata è sconvolto, alza la cornetta e racconta la storia al Tirreno: «Sono rimasto a bocca aperta, mi pare impossibile che il sistema sanitario non garantisca un servizio come l’esame triciclici, stiamo parlando di farmaci la cui assunzione deve essere rigorosamente monitorata, mica sono zuccherini. Non solo - e parla da contribuente - a chi paga le tasse e il ticket la prestazione deve essere erogata».
Il parente della paziente non demorde, pretende una spiegazione e si fa stampare la mail con cui l’ufficio competente ha comunicato ai centri prelievi che l’esame in questione è sospeso «causa - si legge nella comunicazione - problemi tecnici del fornitore». Tradotto: manca il reagente necessario per rilevare il farmaco nel sangue. Insomma, niente controllo sui triciclici, in nessun centro prelievi Asl. L’azienda sanitaria lo conferma, ribadendo che si tratta di un problema tecnico, indipendente dalla sua volontà: «La ditta fornitrice ha dovuto ritirare a livello nazionale il kit perchè non funzionante; siamo in attesa che venga fornito il nuovo kit per riprendere l’erogazione del servizio».
Ma la signora l’esame deve farlo: il medico sta valutando di aumentare il dosaggio, non rimane che bussare alle porte dei laboratori privati. Senza risultato, però: «Non fanno quel tipo di analisi - spiega il familiare - il numero di pazienti che vi si sottopongono è ridotto, quindi per i laboratori sarebbe improduttivo, solo costi e niente guadagni. Per questo - conclude - esiste il sistema sanitario nazionale».
Che, in questo caso, è l’unico in grado di dare una risposta. Ci impiega, però, una settimana: il 12 febbraio un tecnico della ditta fornitrice testa il kit per l’analisi e ieri mattina la signora riesce a sottoporsi al prelievo: «Ce l’abbiamo fatta - riferisce il familiare - sono andato personalmente a parlare con i responsabili del centro prelivi». Rimane il fatto che una settimana non sia poca cosa in casi delicati come questi.
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