Il Tirreno

Massa, concessionaria evade oltre 60.000 euro di Tares

di Chiara Sillicani
Massa, concessionaria evade oltre 60.000 euro di Tares

L’autosalone era “sconosciuto al fisco” e non ha mai pagato la tassa sui rifiuti Scoperto dai controlli Master, dovrà pagare gli arretrati, ma solo dal 2010

3 MINUTI DI LETTURA





MASSA. La concessionaria i rifiuti, carta in primis, li produceva, eccome. Ma la tassa sulla spazzatura non l'ha mai pagata. Neanche un centesimo. Nulla di nulla. E nessuno se ne è mai accorto. Evasori totali, sconosciuti al Fisco, o meglio a Master, la società che per conto del Comune si occupa di ricuotere le imposte locali.

Sconosciuti, però, solo fino a qualche mese fa quando agli uffici di Master, un dipendente, impegnato nella caccia ai furbetti, si imbatte in un contribuente che non ha mai versato un euro. Nei data base - esiste ora un sistema di informazioni e archivi incrociati - il suo nome c'è, eppure il titolare dell'attività non sa neanche cosa sia la tassa sulla spazzatura. Non ha pagato né una lira, prima, né un euro poi: il servizio di raccolta e smaltimento rifiuti per lui è sempre stato gratuito.

I problemi per l'imprenditore arrivano quando gli uffici del Comune - e quelli di Master - si mettono all'opera: i tempi sono duri, di soldi nella casse di Palazzo civico ce ne sono pochi e i furbetti non sono ammessi. Ecco quindi, i dipendenti passare al microscopio le posizioni di migliaia di contribuenti. Obbiettivo: fa rientrare nel portafoglio del Comune un bel po' di soldi evasi. Tasse non pagate, insomma, quella sulla spazzatura in primis. Nella rete dei controlli finisce la concessionaria: non ha mai pagato. Ma riavere tutti gli importi dovuti per il Comune è impresa impossibile. La legge sul tema parla chiaro: il mancato pagamento dei tributi locali si prescrive in cinque anni. Quello che non è stato versato dal 2010 in poi, è quindi recuperabile, il resto è perduto. In ogni caso, fatti due conti, gli uffici valutano che l'imprenditore debba alla collettività 60mila euro per non aver versato la Tarsu (poi Tares) negli ultimi 5 anni (quelli non coperti da prescrizione). Una bella cifra che il titolare dell'attività commerciale - ad onore del vero - paga fino all'ultimo centesimo.

Certo - per l'entità dell'importo - la storia della concessionaria di autoveicoli balza agli occhi più di altre. Ma di contribuenti – sia famiglie e privati cittadini, sia aziende , negozi, studi professionali – che non hanno versato la tassa sulla spazzatura ce ne sono parecchi, tanto che il Comune , quando apre i file Tares e incrocia i dati, invia parecchi avvisi di accertamento. L’attività di recupero del non pagato nel corso del 2014 è stata fruttuosa: la sociatà ha “riconquistato” una cifra complessiva di 2 milioni di euro, una bella boccata d'ossigeno per il bilancio comunale.

Adesso la lente di ingrandimento è puntata sulle false prime case, cioè quegli immobili che servono per le vacanze ma che i titolari cercano di fare passare come prime case per pagare meno imposte ed evitare l’Imu. Tu compri l'appartamento al mare - per esemplificare il concetto - e lì prendi la residenza. Te ne stai tutto l'anno altrove, con famiglia e figli e ti godi la casa sul litorale l'estate o il weekend. Ti assicuri, però, parecchi vantaggi: le tasse calcolate sugli immobili sono più basse quando si tratta della prima casa (quella in cui vivi). Beh, adesso il Comune si prepara a passare al setaccio le zone di "villeggiatura": incrocio di dati , certo, ma anche verifiche vis a vis. Il dipendente suona al campanello e controlla che tu, proprietario, nella fatidica casa a due passi dalla spiaggia abiti davvero.

Per i furbetti delle tariffe comunali è, insomma vita più dura.

 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa