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«Bimbo invalido per una radiografia»

«Bimbo invalido per una radiografia»

Il piccolo quando si è rotto il braccio aveva 6 anni. Due medici non avevano visto che la frattura era scomposta

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MASSA. «Sarebbe bastato fare una radiografia laterale per capire che la frattura dell’avambraccio era scomposta e che quindi non si poteva ingessare senza intervenire chirurgicamente». Le parole sono dei due consulenti , della procura (Susanna Gamba) e della parte civile (Maurizio Positano), chiamati a giudicare l’operato di due colleghi imputati con l’accusa di lesioni gravi permanenti. Secondo il pubblico ministero Debora Bracco, Marcantonio Lapiana e Alessandro Tripodo hanno sottovalutato l’incidente accaduto al bimbo di sei anni che si sono trovati di fronte. Il primo, in servizio al pronto soccorso quel pomeriggio quando si è fatto male il piccolo paziente, non ha chiesto la radiografia laterale, accontentandosi di quella anteroposteriore. «Le linee guida per questo genere di fratture prevedono almeno due radiografie, in modo da dare la possibilità allo specialista di avere una visuale a due dimensioni», ha spiegato Positano. Aggiungendo che dopo il mese di gesso era impossibile intervenire perché l’osso si era ormai calcificato: «L’invalidità del bimbo l’ho valutata all’otto percento. Fa fatica a piegare il braccio». Forse con un intervento la situazione potrebbe migliorare, potrebbe però.

Le perplessità del medico legale sono le stesse espresse dalla collega Gamba, che però è stata incalzata dalla difesa del dottor Lapiana sulle radiografie. E sono state suffragate anche dagli altri testimoni: il fisioterapista Andrea Bondielli che ha consigliato ai genitori del bambino di fare un’ecografia visto che dopo un anno la situazione non migliorava. E pure dal medico che ha eseguito l’eco, Giovanni Veroni.

La sentenza è attesa per il 10 marzo, ma ieri in aula i legali dei due imputati hanno proposto l’ipotesi di un accordo extragiudiziale che la parte civile, rappresentata dall’avvocato Enzo Frediani, ha deciso di valutare. Il minore verrà visitato da un altro medico che valuterà il danno subito dal piccino e in un secondo momento verrà stabilito il risarcimento. Così il 10 marzo il giudice Giovanni Sgambati dovrebbe chiudere l’istruttoria e poi attendere notizie dalle parti.

C’è voluto un anno di fisioterapia per accertare che quel braccino non sarebbe tornato quello di prima. Quando, dopo esercizi e raggi laser, tutto restava immutato, ecco che il padre porta il piccolo al Meyer a Firenze. E qui l’ortopedico gli dice che l’osso si è saldato male e si è calcificato in modo irreparabile. «Suo figlio non riacquisterà mai più l’intero movimento del gomito».

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