Il Tirreno

Massa, non dormono da 12 anni perché i cani abbaiano

di Manuela D'Angelo
Massa, non dormono da 12 anni perché i cani abbaiano

C’è una sentenza che obbliga il proprietario di un allevamento ad allontanarsi, ma nessuno è ancora riuscito a farla rispettare. E una famiglia è allo stremo

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MASSA. Dormire per 12 anni con il perpetuo abbaiare di numerosi cani da caccia, e continuare a sentire gli stessi rumori 24 ore al giorno, tanto da dover ricorrere a cure mediche e psicologiche, tutte certificate, per far fronte ad una vita di inferno. È la storia di una famiglia massese che oltre al danno ha visto anche la beffa, provocata da una giustizia lenta e incapace di farsi rispettare, visto che la sentenza, che obbliga il padrone dei cani ad allontanarli dalle abitazioni circostanti, ci sarebbe, ma nessuno la rispetta e la fa rispettare.

La villetta di questa famiglia si trova a Romagnano: a 10 metri dalla loro camera da letto si apre la proprietà di un altro cittadino massese, amante dei cani da caccia, tanto da averne registrati alla Asl canina ben 19. I cani vivono in gabbie, all’inizio erano fatte solo di rete, poi la struttura è diventata più solida, e a volte circolano liberi nella tenuta; essendo esemplari da caccia, dunque particolarmente dinamici, per tutto il giorno è un continuo abbaiare.

Le vicende giudiziarie le riporta il legale della coppia, l’avvocato Gianluca Francia: nel 2010 è stato depositato in tribunale un provvedimento di urgenza (articolo 700) per motivi di salute e fu subito accolto. Il tribunale nomina un ctu che inizia a verificare la situazione, recandosi spesso a casa della coppia per misurare i decibel provenienti dall’allevamento di cani confinante; per diversi mesi il lavoro del ctu rimane fermo perché, si legge nella relazione dei periti, i cani sembrano spariti, fino a quando dopo numerosi sopralluoghi, le udienze con i periti di parte, i rinvii e la relazione finale, i tecnici del tribunale riescono a confermare che l’abbaiare dei cani, per più volte al giorno e tutti giorni, supera di sette volte il limite consentito dalla legge.

La relazione finisce sulla scrivania del giudice Sgambati, ma siamo già nel 2014, sono passati cioè quattro anni dalla 700, un fatto “singolare”, così lo definisce l’avvocato Francia, anni in cui i cani hanno continuato ad abbaiare giorno e notte.

A provare ad intervenire c’è stato anche Roberto Guelfi, presidente della Lega del cane, in veste di guardia zoofila, perché la famiglia sostenne all’epoca che le gabbie non fossero del tutto a norma e che gli animali non fossero felici, ma Guelfi non riuscì neanche ad avvicinarsi alla proprietà privata. Alla data della “agognata” sentenza, la pratica passa inaspettatamente ad un altro giudice che, «non conoscendo i fatti - dice l’avvocato - pur dando ragione ai miei assistiti, non ha potuto far altro che respingere il ricorso d’urgenza».

L’avvocato impugna il provvedimento e il 27 maggio 2014 si arriva alla vittoria: il tribunale, dopo aver analizzato i documenti film e audio presentati dalla coppia e la relazione del ctu, impone al proprietario dei cani, con sentenza definitiva e inappellabile, di allontanare gli esemplari dalle immediate vicinanze della villetta e dai terreni confinanti. Oggi sono passati nove mesi da quella sentenza, ma i cani sono sempre lì, sempre numerosi e sempre più rumorosi: inoltre ci sono tre denunce penali per il proprietario che ha ricevuto la visita delle forze dell’ordine con in mano la sentenza del giudice, ma anche questo non ha avuto alcun effetto.

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