Il Tirreno

Piove. E il depuratore va ancora in tilt

di Chiara Sillicani
Piove. E il depuratore va ancora in tilt

L’impianto non ha retto il carico e ha sversato nel Lavello. Ma Gaia: nessun guasto e nessuna fuoriuscita di fanghi

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MASSA. Sono le cinque e mezza di domenica pomeriggio quando squilla il telefono del reperibile comunale. Missione Lavello. È come un rewind, come sette giorni prima: il geometra di Palazzo civico sulle sponde del fosso, il consigliere di Forza Italia Stefano Benedetti con gli occhi puntati sulla superficie dell’acqua e i cittadini con il naso tappato. Sul banco degli imputati c’è sempre lui: il depuratore Ex Cersam, “Lavello2”. Impianto nuovo di zecca, inaugurato a dicembre, dopo sette anni di tira e molla e costato 8,5 milioni di euro. Una settimana fa il guasto alla pompa di aspirazione con due sversamenti in 24 ore, ieri la sensazione - di nuovo - che qualcosa non vada: i residenti notano galleggiare «sporcizia» sul pelo dell’acqua, lungo il Lavello, «anche carta igienica» assicurano. Parte l’allarme e il meccanismo di controllo si mette in moto.

Prima il reperibile del Comune che - così prevede il protocollo - allerta quello di Gaia, la società che gestisce il depuratore. Andrea Tornaboni arriva all’impianto, fa le verifiche del caso e assicura che «non ci sono guasti». Nessuna rottura, la pompa di aspirazione che tra il 7 e l’8 febbraio si è rotta, adesso è perfettamente funzionante. Qualche problemino, però, c’è eccome perché il “Lavello2” fatica, raccoglie troppa acqua, è in sofferenza.

«L’impianto - a fornire i dati è il tecnico di Gaia - riceve in media dai 18 ai 20.000 metri cubi al giorno (circa 3.000 confluiscono ancora alle Querce, in zona Puliche). Negli ultimi due ne ha ricevuti 60.000» di cui 45 concentrati in 24 ore. Tanto che all’Ex Cersam - dove solitamente è sul pulsante On solo una pompa - ne sono accese tre. Devono pompare, appunto, l’acqua in eccesso nelle fognature per evitare che si alzi troppo la falda o si allaghino le cantine. Insomma, colpa della pioggia.

Il tecnico, infatti, verificato che il guasto non c’è, spegne per qualche minuto la pompa, l’afflusso di acqua all’impianto rallenta e il “Lavello2” torna a fare il suo lavoro.

Uno spegnimento breve perchè la rete fognaria, per evitare il sovraccarico, ha bisogno di “una mano”, di far affluire con regolarità i liquami al depuratore. «Non c’è stato un guasto - ribadisce Tornaboni - nè un disservizio per la collettività. Sono stato sull’impianto tutta la notte (tra sabato e domenica) e assicuro che la funzionalità c’era. Non sono fuoriusciti fanghi - e si riferisce all’allarme scattato ieri pomeriggio - c’è stata solo una grossa - così la definisce - mandata. Escludo che sia finita in Lavello carta igienica, prima che l’acqua in questione esca dall’impianto di depurazione è sottoposta a tre fasi di sgrossatura: la grossolana, la fine e la extrafine che riduce il materiale in sospensione ad un massimo di 1 millimetro di diametro».

Insomma, per tirare le somme, un sovraccarico, dovuto - e qui sta l’interrogativo degli interrogativi - alla pioggia. Interrogativo perché in questi giorni un allarme meteo non c’è stato, nè ci sono stati problemi legati alle precipitazioni. Vero, è piovuto parecchio, ma come capita spesso e come potrebbe capitare anche in estate quando uno sversamento, seppur contenuto, significa divieti di balneazione e turisti che fanno i bagagli e tornano a casa.

Fatto sta che l’impianto “Lavello2”, omologato per 120mila abitanti, “abituato” a raccogliere 800-900 metri cubi d’acqua ogni ora, si è trovato a fare i conti con 2.700metri cubi ogni 60 minuti. E non ha retto o - forse - ha retto a fatica.

Adesso rimane da capire (vedi articolo sotto) se il problema stia nelle fognature: la rete, infatti, raccoglie non soltanto le acque nere, ma anche un’abbondante quantità di acque piovane, determinando un afflusso, quindi un carico, eccessivo per l’impianto del Lavello rispetto alle sue potenzialità di depurazione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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