Il Tirreno

«Porti jella al condominio» Lite tra amiche a processo

Una famiglia è stata assolta in appello dall’accusa di minacce e lesioni aggravate La zuffa era scoppiata sei anni fa dopo alcuni guasti nel palazzo popolare

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MONTIGNOSO. Erano amiche per davvero, vicine di casa e praticamente inseparabili. Quando una aveva bisogno, l’altra rispondeva sempre presente. Per ogni evenienza: dall’ingrediente mancante per preparare la cena al servizio di baby sitter in caso di impegno improvviso. Un rapporto che andava oltre le due donne, coinvolgendo pure i rispettivi mariti. Fino a che è arrivato qualcosa a incrinare l’idillio facendo saltare i rapporti di buon vicinato. E tutto per una storia che nel 2015 fa decisamente sorridere: protagonisti il malocchio e la jella. Assurdo se si pensa che tutti hanno sui trent’anni e quindi sono giovani. Dalla frase «sei tu che porti sfortuna» è successo il pandemonio: dalla zuffa al ricovero in ospedale, dalle denunce al processo (con due gradi di giudizio). La vicenda, per quanto riguarda l’appello si è chiusa con l’assoluzione della famiglia portata in tribunale dagli amici diventati nemici. Merito dell’avvocato Valter Mattarocci che è riuscito a convincere i giudici di Genova che non era il caso di condannare nessuno per una credenza popolare che fa tornare in mente la caccia alle streghe.

Ma riavvolgiamo il nastro e torniamo al 23 novembre del 2009, quando tutto ebbe inizio. È mattina presto: Antonella chiama il marito Nicola al telefono. È’ agitata e piuttosto turbata. Al consorte racconta quello che l’amica del cuore Francesca le ha appena detto: «Porti sfortuna, è colpa tua tutto quello che sta accadendo nel nostro condominio». Ma cosa accade? Le cose che succedono in tutti i condomini: si rompe la caldaia, si frantuma il vetro del portone, si spacca una finestra. E’ una palazzina dell’edilizia popolare, del resto. E ha anche i suoi annetti e ha bisogno di manutenzioni sempre più frequenti. Ma invece di andare a protestare con l’Erp Francesca, chissà perché, se la prende con Antonella: «Porti male», le dice sbattendole la porta in faccia. L’amica ci resta di sasso e chiede aiuto al compagno. Nicola perde le staffe e invece di pensare a come far fare pace alle due aggredisce Francesca, appena la trova in strada con la bimba piccola in braccio. Una scena che viene vista da Walter, marito della vittima dell’aggressione. I due uomini se le danno di santa ragione e nella baruffa si inseriscono anche parenti e conoscenti dei quattro. Fino a che non arrivano i carabinieri a raccogliere le testimonianze. Nicola finisce all’ospedale con una prognosi di 37 giorni per la rottura di un crociato; Walter e Francesca finiscono a processo perché sono accusati di essere stati loro a provocare la lesione. E in primo grado vengono condannati, anche se il capo di imputazione viene trasformato da lesioni gravi a lesioni lievi. E la prognosi da 37 giorni viene ridotta a 7: ovvero mancava la certezza che a far saltare quel crociato fossero stati proprio i vicini. Risarcimento fissato in 1.200 euro, a fronte di una richiesta ben più corposa. L’avvocato Mattarocci però non si è accontentato e ha impugnato la sentenza. E mai scelta si è rivelata più azzeccata perché a Genova hanno assolto - perché il fatto non sussiste - Walter e Francesca, nessun risarcimento a Nicola con buona pace per il suo ginocchio malandato. Cancellata perfino la minaccia dell’uso dei fucili che Walter deteneva regolarmente nel suo appartamento. Ah, i quattro vivono sempre gli uni accanto agli altri. Forse è soltanto questa la vera sfortuna per entrambe le famiglie.

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